testo originale in inglese

Patricia De Stacy Harrison, Undersecretary of State for Public Affairs


Patricia De Stacy Harrison, Undersecretary of State for Public Affairs

 

Una riflessione personale sull’11 settembre
di
Patricia De Stacy Harrison

Sottosegretario di Stato ad interim per gli Affari Pubblici
del Dipartimento di Stato USA

Venezia, 11 settembre 2004

Come americana di origine italiana, ha un significato particolare per me essere a Venezia oggi, 11 settembre. Fra i vari eventi di oggi, il Presidente della Regione Galan ed io, in compagnia del celebre architetto Daniel Libeskind, visiteremo il modello del memoriale delle vittime degli attentati terroristici di tre anni orsono. Questo memoriale, quando sarà costruito a Padova, sarà il simbolo dell’unità fra Italia e Stati Uniti, l’affermazione del rifiuto del terrorismo e della volontà di mantenere vivo il ricordo delle vittime.

L’11 settembre 2001 ero a Washington, e mi stavo preparando per assumere il mio incarico al Dipartimento di Stato. Dovevo prestare giuramento per divenire Sottosegretario per l’Istruzione e gli Affari Culturali. Quel giorno, iniziato così bene - il sole splendeva, il cielo era blu - è terminato in modo così orribile e triste.

La mia amica Barbara Olson era sull’aereo che è precipitato in Pennsylvania. Molti dei figli e delle figlie dei miei amici nati come me a Brooklyn, New York, quel giorno erano nelle torri.

Fra le 3,000 persone uccise nei barbari attentati, c’erano cittadini di più di novanta paesi, tra cui l’Italia.

Grazie a cerimonie molto diverse tra loro, da messe in varie chiese fino ad una partita di baseball giocata a New York degli Yankees, abbiamo cominciato a pregare, ricordare, onorare coloro che sono morti quel giorno. Abbiamo cominciato a capire che fra di noi c’erano sempre stati degli eroi ma non ce n’eravamo mai accorti: vigili del fuoco, poliziotti, addetti della protezione civile, il nostro grande sindaco Rudolph Giuliani, anche lui di Brooklyn, i nostri insegnanti, i rappresentanti dei nostri consigli di zona, e altri ancora.

La nostra First Lady Laura Bush ha affermato che ovunque lei si recasse le veniva rivolta sempre la stessa domanda: come posso rendermi utile, come posso aiutare gli altri?

Penso che ognuno di noi si sia posto quelle domande da allora.

Quando ci siamo risollevati dal nostro dolore, abbiamo visto che il prato dell’Ambasciata di Roma era ricoperto di fiori portati dai cittadini italiani. Il Presidente Ciampi e il Primo Ministro Berlusconi hanno espresso le loro condoglianze e offerto aiuto.

Tre anni dopo gli attentati la generosità del popolo italiano è ancora sentita attraverso la raccolta di fondi come quella per una borsa di studio che l’associazione “Il vero cuore di Venezia” mette a disposizione di un orfano di un vigile del fuoco di New York rimasto vittima negli attentati. I vigili del fuoco sopravvissuti non dimenticheranno presto questa generosa manifestazione di affetto e di sostegno da parte degli italiani.

Al Dipartimento di Stato abbiamo ricevuto migliaia di emails di uomini e donne italiani che sono venuti negli Stati Uniti con programmi di scambio della commissione Fulbright o tramite l’International Visitor Program o che hanno studiato negli Stati Uniti. Tutte contenevano le stesse domande: La famiglia che mi ha ospitato sta bene? Come posso essere d’aiuto e rendermi utile?

L’architetto Libeskind si è posto la stessa domanda e potremo vedere la sua risposta nel progetto che si è aggiudicato il premio per la ricostruzione del nuovo World Trade Center, e nel modello che verrà inaugurato oggi a Venezia.

Nel suo modello per il memoriale di Padova, Daniel Libeskind ha usato i due simboli della sfida e della speranza – una trave del World Trade Center e il libro tenuto in mano dalla Statua della Libertà. Li ha poi uniti in un memoriale che ci ricorda tutti i valori che noi condividiamo, e le responsabilità che ci assumiamo nel cercare di creare un futuro in cui tutte le persone possano vivere insieme in pace, prosperità, democrazia, e dignità umana.

Mio nonno Nunziato di Stacio nacque a Venezia. Quando lasciò l’Italia per recarsi negli Stati Uniti, come molte generazioni di Italiani hanno fatto in passato, navigò di fronte alla Grande Signora nel Porto, la Statua della Libertà, in viaggio verso la sua nuova residenza negli Stati Uniti. La Statua della Libertà ha fatto nascere in mio nonno il sogno di poter avere una parte nella costruzione di un nuovo mondo, grazie alle sue origini e tradizioni italiane e alla speranza offerta dagli Stati Uniti.

Oggi, molti anni dopo la partenza del nonno da Venezia, ho l’onore di trovarmi di nuovo in questa splendida città. Sono qui per commemorare l’11 settembre insieme a così tanti amici, con il modello per Padova di Daniel Libeskind vicino a me. Mentre preghiamo per coloro che hanno dato la vita tre anni fa, vorrei che volgessimo il nostro pensiero a quel futuro comune che unisce tutti noi.