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Come stimolare imprenditoria e innovazione
l'impegno della Missione Diplomatica USA in Italia

Discorso dell'Ambasciatore Ronald P. Spogli
Alma Graduate School – Università degli Studi di Bologna

Bologna
6 aprile 2006

     


B uon giorno a tutti. Sono molto lieto di essere qui oggi, per parlare a voi, studenti MBA, che rappresentate il futuro dell'economia italiana. Oggi vi parlerò di economia americana, ma piuttosto che fornirvi numeri e dati vi parlerò di come la capacità di sostenere l'imprenditorialità costituisca un elemento vitale nell'economia del mio paese. E poi potremmo vedere insieme come e su quali temi l'Italia e gli Stati Uniti possono collaborare in quest'ambito per stimolare una crescita economica più dinamica. Università di Bologna
Università degli Studi
di Bologna.


Prima di concentrarci sul tema odierno, vorrei collocare in contesto i rapporti Italia-USA nel modo più appropriato. Da quando sono qui in Italia vado ripetendo sino alla noia, ma solo perché è una verità, che la nostra relazione con l'Italia è una delle più forti che gli Stati Uniti abbiano con un paese europeo, e ciò non cambierà anche se vi fosse un cambio di leadership lunedì prossimo. Infatti, la nostra è una relazione che ricava la sua forza da legami condivisi di cultura, storia, sistemi di governo democratico ed economie di mercato, nonché forti sentimenti di parentela. Ricordatevi che in America ci sono 25 milioni dei miei concittadini, e sono fiero di essere uno di loro, che vantano un rapporto familiare con l'Italia. Questi valori condivisi hanno costruito un legame che agisce a un livello più profondo rispetto a una semplice cooperazione tra governi. La nostra alleanza spazia dalle questioni politiche e militari, a quelle economiche.

Però, e nonostante l'Italia sia una delle maggiori economie occidentali, la relazione economica tra i nostri paesi non riesce a esprimere tutto il suo potenziale. L'Italia è solamente l'undicesimo partner commerciale degli Stati Uniti, con scambi bilaterali pari a 45 miliardi di dollari nel 2005. Nel 2003 le società americane hanno investito in Italia solo 3,5 miliardi di dollari. Per inquadrare questo dato nella giusta prospettiva, si tratta di poco più di un terzo di quello che nel corso dello stesso anno le società USA hanno investito in Irlanda.

Un'Italia dinamica e forte
Detto molto onestamente, l'irrobustimento dell'economia italiana è negli interessi degli Stati Uniti per due ragioni.
  • Innanzitutto, un'economia più sana consentirà all'Italia di continuare ad assumersi il compito di promuovere i nostri valori comuni in alcuni dei punti più caldi del mondo. Gli Stati Uniti non possono fare tutto da soli. Abbiamo bisogno di partner come l'Italia nelle difficili operazioni di peace-keeping che stiamo portando avanti nel mondo intero, nella lotta al terrorismo e per reagire con rapidità alle pandemie, ad esempio l'AIDS o l'influenza Aviaria, interventi che sono completamente umanitari, come la risposta al terrremoto in Pakistan l'anno scorso, che richiedono e richiederanno risorse economiche per affrontare sfide inaspettate. E in verità queste attività non sono solo nell'interesse degli Stati Uniti, ma sono nell'interesse dell'Italia e dell'umanità intera.
  • La seconda ragione, detto anche in questo caso con molta trasparenza, è che un'economia italiana più sana permetterà ai nostri rapporti commerciali ed agli investimenti di raggiungere il loro massimo potenziale, creando ricchezza, posti di lavoro, ed una crescente attività economica su entrambe le sponde dell'atlantico. Con un'economia Italiana più vigorosa, le aziende americane saranno più propense ad investire in Italia, e le aziende italiane saranno in posizione migliore per investire negli Stati Uniti, incrementando la velocità del nostro rapporto economico per il beneficio di tutti.
Queste constatazioni mi portano al tema odierno: essenzialmente, come stimolare l'imprenditoria e l'innovazione.

Imprenditoria ad alto impatto
Negli Stati Uniti non solo si registra un alto tasso di sviluppo di nuove attività commerciali, ma si alimenta un flusso costante di nuove imprese ad alto impatto – il tipo di impresa che crea valore e stimola la crescita, immettendo nuove idee sul mercato attraverso nuove tecnologie, nuovi modelli commerciali, o semplicemente modalità rinnovate e migliorate per lo svolgimento delle attività ordinarie. Queste aziende non nascono automaticamente ma sono il risultato del “sistema multiforme” adottato negli Stati Uniti per alimentare l'imprenditorialità ad alto impatto – un sistema che, attraverso corrette politiche di sviluppo, potrebbe essere egualmente riprodotto in molti altri paesi, Italia compresa.

Sebbene molti americani lavorino in aziende di grande o media dimensione, la netta maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata grazie sia alle attività di alta innovazione, sia alle aziende in fase di rapida espansione. Tra gli altri vantaggi, ciò sgrava le compagnie nazionali più mature dal peso della responsabilità di garantire l'occupazione (cosa che in Italia invece appare una istituzionalizzata funzione sociale della grande impresa). Invece di mantenere artificialmente in vita posti di lavoro, esse possono ridurre il personale, ove necessario, per rimanere competitive, con una base imprenditoriale che attutisca il colpo, provvedendo a mantenere stabile l'offerta di posti di lavoro.

Complessivamente, le nuove imprese svolgono due ruoli essenziali nell'economia degli Stati Uniti. Per prima cosa, esse sono i motori dell'innovazione. Le aziende affermate, pur se innovatrici, tendono ad esserlo solo in determinati modi, cercando di non discostarsi troppo dalla loro attuale linea di condotta commerciale. Le nuove imprese invece sono capaci di spaziare ed inventare. Il secondo ruolo importante svolto dalle nuove imprese nell'economia americana consiste nel soddisfare le esigenze del ciclo economico. A più riprese, la nascita di nuove compagnie, nuovi posti di lavoro e nuove industrie ha aiutato l'economia ad evitare un tracollo e subire pesanti ripercussioni – come è avvenuto dopo la recessione dei primi anni ’90. L'imprenditorialità è ciò che permette al capitalismo di stile americano di essere produttivo e di auto-rinnovarsi.

“Entrepreneurial Capitalism”
Prendendo a prestito il modello della Kauffman Foundation – un'organizzazione atipica, ma spero sempre più seguita, che assiste le imprese sia con idee e ricerche sia tramite il finanziamento delle idee stesse – si può dire che il sistema imprenditoriale americano comprende quattro settori dell'economia: imprenditori di aziende ad alto impatto, imprese mature di grandi dimensioni, governo ed università.

     

National Dialogue on Entrepreneurship

     

     

The Kauffman Foundation
National Dialogue on Entrepreneurship


     

• Imprenditori di aziende ad alto impatto  Il primo settore è costituito dalle nuove imprese. Gli individui che le hanno create non avevano bisogno di essere essi stessi scienziati o inventori di nuovi prodotti. Henry Ford non ha inventato l'automobile e Michael Dell non ha inventato nessuna tecnologia informatica. Entrambi hanno costruito le proprie aziende intorno alle idee di produzione e di marketing, attingendo liberamente da concetti già esistenti. In Italia, la Geox con un modello simile ha ottenuto ottimi risultati.

• Imprese mature di grandi dimensioni  Tuttavia, le nuove compagnie richiedono qualcosa di più delle semplici idee: occorrono capitale, personale specializzato ed anche altre risorse. Negli Stati Uniti, gli imprenditori spesso ottengono tutto questo dalle imprese mature di grandi dimensioni – il secondo settore. La mitologia commerciale descrive le nuove aziende come gli avversari di quelle già costituite: i nuovi arrivati, così versátili, cercano di superare in astúzia quei pesanti dinosauri i quali, a loro volta, tentano di distruggere i “parvenu”. Talvolta può accadere qualcosa del genere, ma è più comune assistere ad una relazione simbiotica.

Ci sono vari modi attraverso i quali le nuove imprese e quelle già costituite lavorano insieme. Il primo, ed il più ovvio, consiste nel fatto che le imprese già affermate spesso diventano clienti di quelle nuove. Le grosse compagnie americane hanno imparato ad usare le nuove società come fonti affidabili di innovazione, acquistando da loro, per esempio, programmi informatici specializzati e servizi commerciali, oppure componenti che possono essere introdotti all'interno dei loro prodotti. Il secondo modo, consiste nel fatto che oggi le grandi aziende americane, in realtà, “appaltano” la maggior parte del lavoro di ricerca e di sviluppo alle imprese innovative (start-up). Piuttosto che assumersi l'impegno ed il rischio di sviluppare un'idea internamente, preferiscono aiutare una nuova azienda, attraverso investimenti strategici o partnership di lavoro. Inoltre, le nuove aziende sono più agili, meno burocratiche.

• Il governo  Il terzo maggiore contributore all'imprenditoria è il governo, il quale, negli Stati Uniti, usa parte degli introiti fiscali per promuovere nuove attività commerciali. Uno dei modi per realizzare ciò, consiste nel finanziare grandi programmi che sfruttino l'innovazione, come per esempio la difesa e l'esplorazione dello spazio, ma anche investendo direttamente in nuove aziende, attraverso canali quali il progetto Small Business Innovation Research Program (programma di ricerca per l'innovazione delle aziende di piccole dimensioni).

Più indirettamente, il governo degli Stati Uniti promuove l'imprenditoria finanziando ricerche nel campo della conoscenza, dalla tecnologia informatica, della medicina, delle scienze naturali ed umane. La spesa totale federale per la ricerca e lo sviluppo ammonta a circa l'uno per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) degli Stati Uniti, approssimativamente 130 miliardi di dollari all'anno. Sebbene una parte di questi fondi vada ai laboratori di proprietà del governo o ad imprese private e consorzi industriali, la maggior parte si riversa nelle università del paese.

• Le università  Le università americane promuovono un flusso costante di idee per nuove attività commerciali. Dagli anni ’60, il numero dei membri di facoltà e degli studenti impegnati nella ricerca universitaria è aumentato enormemente, grazie agli investimenti sia da parte del governo federale che dei governi dei singoli stati. Un'invenzione o una scoperta passa dall'università al settore imprenditoriale, dove investitori e uomini d'affari contribuiscono a creare una compagnia che commercializzi l'idea. Di solito, all'università è riconosciuta una quota del brevetto messo a punto all'interno dell'ateneo stesso, mentre successivamente essa rilascia queste licenze in cambio di azioni della nuova società. Il Bayh-Dole Act, una legge del 1980 che consente di seguire questo procedimento anche per le scoperte e le invenzioni avvenute grazie alle ricerche finanziate da denaro federale, ha decisamente incoraggiato il trasferimento di tecnologia dall'università all'economia nazionale degli Stati Uniti.

La crescita economica che ne è seguita è stata straordinaria, anzi fondamentale per la crescita economica negli USA. Si stima che le compagnie scaturite da una sola di queste università, la Massachussetts Institute of Technology (MIT), potrebbero costituire una nazione il cui PIL occuperebbe il 24esimo posto nella scala mondiale. Anche i profitti per le università sono stati significativi. Gli utili derivanti da una sola di queste società sussidiarie, la Lycos, ha permesso alla Carnegie Mellon University di costruire un nuovo edificio e creare tre cattedre universitarie. Un importante convegno circa la Bayh-Dole act tenutosi a Venezia a fine nel 2004, al quale l'Ambasciata ha fornito supporto e relatori, ha aperto un dialogo in Italia circa i vantaggi di tale normativa.

Altri paesi hanno seguito l'esempio di investire massicciamente in ricerca. Il governo irlandese per usare un caso classico, ha fatto investimenti importanti nell'istruzione universitaria, e ciò ha contribuito a creare un periodo di rapida crescita, accompagnato da un enorme incremento nell'imprenditoria innovativa ad alta tecnologia, che è stato definito il “miracolo irlandese”.

È molto importante sottolineare anche che le università non soltanto preparano persone capaci, ma le attraggono. Negli Stati Uniti, ad esempio, circa un quarto delle nuove realtà industriali della Silicon Valley dal 1980, sono state avviate da immigranti, molti dei quali sono stati attratti in quella regione per studiare o insegnare nelle università. Tra essi anche alcuni italiani come il Professor Sangiovanni Vincitelli di Berkeley, co-fondatore di aziende quali la Cadence e la Synopsys.

Tre aree di collaborazione USA – Italia
È in questo contesto che da quando sono arrivato a Roma ho incoraggiato i miei collaboratori presso l'Ambasciata qui in Italia ad individuare delle opportunità di collaborazione per promuovere simili modelli di sviluppo avanzato anche in Italia e far sì che le relazioni bilaterali USA – Italia possano avere uno scatto ed un salto di qualità importanti. Abbiamo individuato tre grandi aree di collaborazione centrate, primo, sulla promozione della cooperazione tra le università e il settore privato nel campo della ricerca e sviluppo, secondo, sull'impegno nell'applicare e tutelare i diritti di proprietà intellettuale, e terzo, su interventi che incoraggino i mercati del capitale a rivolgere maggiore attenzione agli imprenditori che si dimostrano più aperti di fronte alla prospettiva di un'assunzione di rischi intelligente.

• Promozione della cooperazione tra le università e il settore privato  Una delle grandi forze dell'Italia è nelle sue risorse nel settore della ricerca e sviluppo. Abbiamo constatato, però, che il collegamento tra il tipo di ricerca e sviluppo che viene portato avanti nelle università e la tecnologia che è necessaria a far sì che l'industria italiana mantenga un ruolo di protagonista è fragile. Vorrei essere chiaro. Abbiamo portato in Italia un consulente da Stanford con venti anni di esperienza nei laboratori di ricerca e nelle start-up. Ha visitato ALMA e ALMA Cube ed ha incontrato ricercatori dell'università di Bologna. È rimasto molto colpito. La sua analisi è stata la seguente: sono persone molto in gamba che portano avanti ricerche molto avanzate – la sfida é di portare queste ricerche al mercato. Chi meglio di studenti MBA per fare ciò. Spero stiate tutti considerando come crearvi un prospero futuro cercando nei laboratori di ricerca dell'università di Bologna quella gemma ancora nascosta che possa diventare un grande successo commerciale.

Negli Stati Uniti, è conclamato che i risultati della cooperazione tra le università e il settore privato rappresentano una vittoria da più punti di vista. Le grandi aziende ne ricavano la tecnologia di cui hanno bisogno per mantenersi competitive e precedere le loro rivali, mentre le università ottengono accesso a una parte delle rendite generate dal brevetto delle loro invenzioni. E poi c'è il vantaggio che gli studenti che lavorano a questi progetti di cooperazione hanno accesso alle più recenti ricerche nei loro rispettivi campi e, una volta conseguita la laurea, hanno già familiarità con le ricerche che verranno svolte dai loro futuri datori di lavoro. Intorno a queste nuove tecnologie crescono nuove iniziative commerciali e gli studenti che si laureano hanno maggiori opportunità di lavoro.

Ci stiamo impegnando a fondo per promuovere la collaborazione tra università e settore privato qui in Italia, e i nostri sforzi stanno portando dei frutti. Speriamo che nei mesi a venire le più importanti università e società americane possano venire a visitare l'Italia per mettere in evidenza le loro esperienze e i vantaggi che sono maturati grazie alla loro collaborazione.

• Diritti di proprietà intellettuale  Una seconda iniziativa che abbiamo già lanciato riguarda l'area dei diritti di proprietà intellettuale e della loro tutela. Pur se dotata di buone leggi, l'Italia non sta facendo abbastanza per far rispettare i diritti di proprietà intellettuale. Anche se alcune strutture preposte alla tutela della legge, come la Guardia di Finanza, si stanno dimostrando sempre più efficaci in questo campo, nelle strade di gran parte delle città italiane continua purtroppo ad imperversare la vendita di prodotti contraffatti. Le aziende italiane sono esse stesse parte del problema: ben il 50 per cento del software aziendale usato negli uffici di tutto il paese non dispone della necessaria licenza. È una percentuale molto più alta che nelle altre economie del G-7.

Posso capire che, al consumatore medio, la pirateria non appaia come una faccenda importante, visto che nessuno è colpito dalla vendita di un CD pirata per pochi euro. Un recente sondaggio ha rivelato che il 20 per cento dei consumatori italiani ammettono di comprare beni contraffatti. Ma vediamola da un altro punto di vista fondamentale. La mancanza di un'adeguata protezione dei diritti di proprietà è un disincentivo per chi vorrebbe investire e fare impresa in Italia. Dopotutto, quale beneficio può ricavare un imprenditore da un investimento in ricerca e sviluppo se poi non dispone degli strumenti per proteggere il proprio investimento? Siamo impegnati a fondo su questo punto, e operiamo con l'industria e il governo italiano per far aumentare la consapevolezza pubblica in merito all'importanza dei diritti di proprietà intellettuale. Vogliamo inoltre operare insieme all'Italia per convincere paesi come la Cina a porre freno alla produzione di beni falsi. Dopotutto, per ogni fabbrica cinese che confeziona finti jeans Levi's o scarpe Nike, ce n'è un'altra che produce finti occhiali da sole Armani e borse Prada.

• I mercati del capitale e il rischio intelligente  Infine, l'Italia deve promuovere un contesto normativo e finanziario che sia più aperto all'imprenditorialità e all'assunzione di rischi. Buona parte dell'attività economica che ha trasformato l'economia americana negli anni recenti è stata avviata dagli imprenditori. Non direi che lo stesso tipo di attività economica sia possibile in Italia, se non altro perché i giovani imprenditori si trovano di fronte un ambiente eccezionalmente difficile nel mercato italiano del capitale. Ponetevi la seguente domanda: se l'equivalente italiano di Steven Jobs o Michael Dell richiedesse un prestito presso una banca italiana, otterrebbe il finanziamento? Esistono capitalisti disposti a fornire i mezzi per avviare un'impresa, reti di copertura bancaria che possano compensare questa impasse? Non mi sembra che ce ne siano molti, e questa è una gravissima perdita per l'economia italiana.

Un'Italia sempre più aperto alle nuove idee ed alla nuova imprenditoria
Tutte queste sfide contribuiscono a creare quel problema d'immagine che ha l'Italia agli occhi di molti potenziali investitori. Prima di diventare ambasciatore in Italia ho partecipato alla gestione di una società di private equity. Una società che progettava di investire anche in Italia. Anche se ero favorevole all'idea, ed abbiamo fatto qualche piccolo investimento, alla fine sono stato dissuaso dal portare avanti gli investimenti più significativi dalle cose che mi sono state riferite su quant'è difficile condurre affari qui. In retrospettiva, e godendo della possibilità di ricavare impressioni di prima mano sull'economia italiana, so che l'Italia è un buon posto per investire e condurre affari. Ma per come la vedono gli investitori potenziali, rimane l'idea che l'Italia sia una destinazione che è preferibile evitare. È un vero peccato, ma piuttosto che alzare le mani, diamoci da fare! Prestissimo voi sarete proiettati nel campo del lavoro e vi troverete nella posizione di chi può rovesciare questa immagine, di chi può cambiare questo sistema statico piuttosto chiuso al nuovo, e diffondere la consapevolezza che l'Italia è e sarà sempre di più un paese aperto alle nuove idee ed alla nuova imprenditoria.

Per concludere, vorrei ripetere quel che ho detto all'inizio di questo discorso, e cioè che l'Italia è uno dei più stretti alleati dell'America. Abbiamo entrambi interesse a veder crescere la nostra partnership economica, a vantaggio delle nostre genti e a beneficio dei nostri sforzi congiunti per accrescere la stabilità e la libertà nel mondo intero. Le sfide che l'Italia deve affrontare per eliminare alcune delle barriere alla crescita economica sono ardue, e per superarle è necessario che ci sia la volontà politica. Ma non solo. È necessaria una spinta dal basso da chi come voi chiede cambiamento ed apertura. La Missione USA in Italia rimarrà concentrata sui problemi di cui ho parlato. Oltre a lavorare naturalmente con il governo italiano sulle questioni economiche, sono anche impaziente di coinvolgere gli imprenditori, le università, e di tutti coloro che credono nell'innovazione. Questo incontro è una parte importante di tutto il processo.

Grazie dell'invito ad essere qui oggi e grazie per avermi ascoltato. Domande? Ma ricordatevi, a me piace porre domande a mia volta!

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