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US_Seal United States Consulate General in Milan

Incoraggiare l’attività imprenditoriale, lo sviluppo economico
e le opportunità di investimento in Italia


Discorso dell’Ambasciatore Ronald P. Spogli
Confindustria

Roma
27 aprile 2006

     


Confindustria D esidero innanzitutto ringraziare il presidente Luca di Montezemolo, Paolo Scaroni e la Confindustria per l’invito rivolto all’ambasciatore Roberts ed a me a parlare alla vostra assemblea. È un onore per me essere di fronte a questa platea tanto prestigiosa. Vengo qui non solo in qualità di ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, ma anche come un collega imprenditore, che non desidera altro che vedere un maggiore dinamismo economico in Italia.

Prima di essere incaricato dal Presidente Bush a rappresentare gli Stati Uniti in Italia, sono stato uno dei due soci fondatori della Freeman-Spogli, una società di private equity con sede a Los Angeles. Nel corso della mia permanenza alla Freeman-Spogli, ho avuto occasione di fare investimenti in oltre 30 aziende e di sedere nel consiglio di amministrazione di oltre venti società. È sulla base della mia esperienza di investitore professionale che io desidero condividere con voi le mie opinioni sull’economia italiana e sulle possibilità di investimento in Italia, con particolare riguardo alla capacità dei mercati dei capitali di stimolare l’attività imprenditoriale.

Relazioni Stati Uniti – Italia
Prima di parlare dell’economia, tuttavia, desidero parlare brevemente ed in generale delle relazioni fra Stati Uniti ed Italia. L’Italia è il più importante alleato degli Stati Uniti dell’Europa continentale. Un paese che appoggia le iniziative degli Stati Uniti e della Nato nei Balcani, in Afghanistan ed Irak. L’Italia ha ricoperto un ruolo fondamentale nella risposta alle emergenze umanitarie nella regione del Darfur in Sudan e, lo scorso anno è stata fra i primi paesi ad inviare soccorsi nella zona di New Orleans in seguito all’Uragano Katrina. Gli Stati Uniti sono grati per il ruolo di primo piano che l’Italia ricopre sulla scena internazionale.

Il rapporto di amicizia fra i nostri due paesi cresce e si consolida nel tempo. Sia il Presidente Bush che io ci siamo congratulati con il professor Prodi. Mi auguro di tutto cuore che il nuovo governo sotto la sua guida consolidi ulteriormente il rapporto positivo delle nostre relazioni bilaterali registrato negli ultimi anni. E’ il patrimonio comune di valori, interessi e storia ad unirci, non le singole persone o i singoli governi. È vitale per entrambi i nostri paesi continuare a lavorare fianco a fianco per affrontare le sfide comuni che ci troviamo ad affrontare. Investimenti USA in Europa.
Figura 1Investimenti USA in Europa.



Purtroppo però, pur essendo due paesi amici ed alleati, non facciamo grossi affari insieme. Questa osservazione è valida per gli scambi commerciali, e particolarmente evidente nel settore degli investimenti. Nessuno in questa sala troverà questa osservazione sorprendente, ma la vastità del problema è sconcertante. Il primo grafico vi mostra in dettaglio il totale cumulativo dal dopoguerra ad oggi degli investimenti statunitensi in Europa. Come potete vedere, la consistenza degli investimenti USA in Italia è esigua, particolarmente rispetto a quella dei nostri investimenti nel Regno Unito, che è un paese paragonabile in termini di grandezza all’Italia, o persino in Irlanda che è un paese dodici volte più piccolo. Questo dimostra che le nostre relazioni economiche, specialmente dal punto di vista degli investimenti, non sono al massimo del loro potenziale. Uno degli obiettivi che mi sono posto come ambasciatore è lavorare per cambiare questa situazione facendo in modo che le nostre relazioni economiche siano altrettanto forti e bilanciate come quelle politiche.

Nel corso della recente campagna elettorale abbiamo tutti sentito critiche riguardo alla situazione dell’economia. Voi non avete certo bisogno che sia io a spiegarvi quali sono le sfide e le incognite da affrontare. So anche per esperienza personale che, sebbene gli Stati Uniti abbiano registrato una forte crescita economica nel corso degli ultimi dieci anni, anche noi abbiamo molti problemi ai quali fatichiamo a trovare delle risposte. Comunque, come ambasciatore e come uomo d’affari io nutro un forte ottimismo nei confronti della situazione italiana e della cooperazione economica fra Stati Uniti ed Italia. Credo nella tesi dell'investitore che fa il contrario degli altri - il cosidetto "contrarian." Quindi, francamente, le lacune, le imperfezioni e le presunte debolezze del mercato italiano sono il sogno di qualsiasi investitore! Per gli investitori che abbiano raggiunto un livello di fiducia e consapevolezza lavorando in Italia, la possibilità di ovviare a queste lacune costituisce un opportunità unica.

Vorrei utilizzare il resto del tempo a mia disposizione per parlare di alcune aree nelle quali l’Ambasciata sta lavorando con un certo numero di partners per incoraggiare l’attività imprenditoriale, e così lo sviluppo economico e le opportunità di investimento qui in Italia.

Cooperazione fra università e settore privato
Il primo elemento che vorrei portare alla vostra attenzione è la necessità di una maggiore cooperazione fra università e settore privato. Oltre alla mia famiglia, e all’Italia, uno dei miei grandi amori è la mia alma mater Stanford University. Più di ogni altra istituzione, Stanford è stata il motore della nascita e dello sviluppo in California della economia high-tech, anche se il mio amico e stimato imprenditore Alberto Sangiovanni-Vincentelli dell’Università di Berkeley, la nostra rivale al di là della Baia, difenderebbe sicuramente il merito dell’istituzione a cui appartiene ed avrebbe da ridire. Il personale docente e gli studenti di Stanford hanno fondato oltre 2.400 aziende. Società di prima grandezza come Sun Microsystems, Cisco Systems, Hewlett Packard, e, più di recente, Google, fanno risalire la loro origine tecnologica alla Stanford University.

L’Italia avrebbe bisogno di maggiore cooperazione fra mondo accademico e settore privato.

Il prossimo grafico mostra come la comunità degli affari del paese classifica il livello di collaborazione fra università ed industria nei rispettivi paesi, classificando con 7 una intensa cooperazione e con 1 una cooperazione minima. Come potete vedere, gli imprenditori italiani valutano il livello di cooperazione in Italia basso rispetto agli altri grandi paesi europei. Collaborazione fra università e industria nel settore della ricerca.
Figura 2Collaborazione fra università e industria nel settore della ricerca.



Nonostante la percezione di una carente cooperazione fra il mondo accademico e l’economia italiana, alcune istituzioni universitarie stanno creando interessanti rapporti con il settore privato, ed anche con imprese statunitensi. Dal 2000, la Motorola collabora con il Politecnico di Torino a progetti di ricerca applicata. La società farmaceutica Schering-Plough ha un grosso centro di ricerche presso il Parco Scientifico del San Raffaele di Milano. E, dall’anno scorso, la Microsoft ha aperto un nuovo centro di ricerche presso l’Università di Trento.

Le università italiane formano capitale umano di alto livello e c’è sicuramente spazio e potenzialità per ulteriori collaborazioni. Ulteriori progressi, comunque, sono condizionati dall’abbandono di atteggiamenti consolidati per cui la ricerca accademica deve essere pura e non contaminata dal profitto; e al fatto che gli imprenditori paghino a prezzi di mercato quello che ottengono dalle università. All’interno di questo divario, ritengo ci sia spazio affinché le università e le aziende collaborino maggiormente fra loro in modo da colmare le lacune attualmente esistenti.

La proficua collaborazione fra università ed industria mette la comunità in condizione di godere dei benefici della tecnologia sperimentata all’interno delle istituzioni accademiche. Queste collaborazioni generano anche nuove imprese che, come Google, possono evolversi come imprese di prima grandezza e generare occasioni di impiego ad alto livello.

Spessissimo in Italia, come voi sapete, e certamente meglio di me, le imprese vengono trasferite in eredità di padre in figlio. Io sinceramente spero e mi auguro che in futuro in Italia, sempre più giovani uomini e giovani donne diano vita ad autonome realtà imprenditoriali sulla base di progetti di ricerca intrapresi nel corso dei loro studi universitari. I docenti dovrebbero essere orgogliosi dei loro giovani ricercatori diventati imprenditori come se i loro allievi avessero vinto il Premio Nobel.

Protezione della proprietà intellettuale
Devo aggiungere, comunque, che una migliore collaborazione fra università e settore privato, richiederà anche una maggiore tutela della proprietà intellettuale, incluso un potenziamento del sistema dei brevetti con un meccanismo legale o amministrativo in grado di redimere velocemente eventuali dispute in questo campo. L’Italia ha fatto grandi progressi negli ultimi anni, ma rimane indietro rispetto agli altri paesi europei nel campo della protezione della proprietà intellettuale. Questo danneggia gravemente le potenzialità di sviluppo dell’economia italiana. La Business Software Alliance stima che l’Italia potrebbe creare 15,000 nuovi posti di lavoro nel settore dell’ information technology se fosse in grado di ridurre il livello di contraffazione dall’attuale 50 al 40 per cento.

Sapevate che il leader mondiale nel settore del controllo delle corsie di bowling si trova in Emilia Romagna? E che altre centrali di controllo del software stanno solo aspettando di emergere, a condizione che si creino le condizioni favorevoli?

Devo anche aggiungere che in ogni qualvolta gli imprenditori statunitensi arrivano in Italia, e vedono che prodotti contraffatti vengono venduti liberamente per strada poco lontano dall’hotel dove alloggiano, cominciano a domandarsi se l’Italia sia veramente il posto giusto per fare investimenti. Gli investitori stranieri sono in genere riluttanti ad intraprendere attività in un ambiente dove la proprietà intellettuale non sembra essere sufficientemente tutelata e rispettata. Investimento della fase iniziale nel 2004.
Figura 3Investimento della fase iniziale nel 2004.


Venture capital: confronto tra Italia ed Europa.
Figura 4Venture capital: confronto tra Italia ed Europa.


Disponibilità di venture capital.
Figura 5Disponibilità di venture capital.


Capitalizzazione e numero delle aziende quotate nelle borse europee.
Figura 6Capitalizzazione e numero delle aziende quotate nelle borse europee.



Un'offerta sufficiente e variegata di capitali
Un altro elemento che a mio avviso impedisce all’Italia di crescere è la mancanza di un'offerta sufficiente e variegata di capitali. Immaginate il livello mediocre (nonchè banale) della cucina italiana se in Italia fosse disponibile un solo ed unico formato di pasta! Bene, è esattamente lo stesso nel caso del mercato dei capitali italiano. Preziosi strumenti quali gli angel investors, il seed capital, il venture capital, il mezzanine financing, il distress capital, gli high-yield bonds, e quello che ritengo forse il più importante, il private equity, sono assenti o poco sviluppati in Italia. L’italia ha un primato invidiabile in termini di spirito imprenditoriale, di dinamismo e di nascita di nuove imprese, ma credo che tutti in questa sala siano consapevoli del fatto che le piccole imprese start-up in Italia abbiano notevoli difficoltà a ricevere finanziamenti adeguati a crescere fino al loro potenziale.

Come potete vedere dal prossimo grafico, l’Italia ha un livello molto basso di investimenti di prima fase, anche rispetto ad economie significativamente più piccole.

Il prossimo grafico mostra il livello di investimento in Italia di fondi di venture capital, da 1998 a 2005. Come potete vedere, il settore è cresciuto notevolmente nel 2000, ma da allora ha comiciato a perdere terreno. Certamente, il settore del venture capital ha vissuto ovunque una notevole contrazione dovuta allo scoppio della bolla high-tech, ma mentre in Europa nel suo insieme il settore ha riguadagnato terreno, in Italia continua a languire in una situazione stagnante.

Il venture capital è un veicolo di grande potenziale in quanto colma una lacuna dei mercati finanziari italiani. Al momento, i giovani imprenditori italiani devono affidarsi alle banche per avere credito. In ogni caso, le banche sono spesso una fonte insufficiente di fondi: non sono state create per assumersi il rischio relativo a nuove imprese ad alto potenziale di crescita e di conseguenza erogano esclusivamente prestiti a breve termine garantiti da beni immobili. Nel mercato americano, i fondi di venture capital sono in condizione di aspettare più a lungo che le imprese a cui hanno concesso capitali di rischio abbiano il tempo di diventare mature e creare profitto e di mettere in conto anche la possibilità che alcune imprese non vadano a buon fine. Comunque anche se molti progetti imprenditoriali non hanno successo, il volume dei profitti generati da quelli che hanno successo compensa abbondantemente le perdite.

L’Italia ha anche bisogno di maggiore accesso agli high-yield bonds. Le imprese italiane dovrebbero avere la possibilità di emettere obbligazioni al fine di approvvigionarsi di capitale. Negli Stati Uniti gli high-yield bonds sono molto popolari fra le imprese perchè, a differenza dei prestiti bancari a breve termine, permettono all'imprenditore di usufruire di capitali a medio/lungo termine, ideali come risorse per l'espansione dell'impresa, specialmente tramite acquisizioni.

Prima di passare al settore del private equity, vorrei parlare brevemente di un particolare e forse ovvio aspetto che dimostra la necessità in Italia di un mercato del capitale di rischio più sviluppato. Leggo con piacere che la Borsa Italiana ha realizzato e continuerà a organizzare road shows negli Stati Uniti e in Europa al fine di promuovere la sottoscrizione di azioni di aziende italiane. Molte azioni di aziende italiane ad alto potenziale di crescita sono già nei portafogli di importanti investitori statunitensi. Come l’amministratore delegato della Borsa Italiana Massimo Capuano ha ricordato in varie occasioni, lo sviluppo del mercato dei fondi pensione in Italia produrrà negli anni a venire una massiccia domanda di investimento nel mercato azionario, dato che solo un investimento adeguatamente diversificato in azioni è in grado di assicurare agli italiani fondi e reddito sufficienti per i pensionati alla fine della carriera lavorativa.

Ora questi fondi pensione avranno bisogno di una diversificazione volta ad assicurare un ragionevole profitto del capitale investito. Di conseguenza, una percentuale significativa dei fondi pensione in futuro investiranno in azioni quotate in borsa. Sebbene siano in aumento le aziende che decidono di quotarsi in borsa, Piazza Affari continua ad essere fortemente sottodimensionata sia in termini di capitalizzazione che di società quotate rispetto alle piazze borsistiche europee. La forza a lungo termine della Borsa Italiana dipende da voi che sedete oggi in questa sala. Le imprese italiane che negli Stati Uniti sarebbero naturalmente candidate alla quotazione in borsa rimangono invece esclusivamente nelle mani del proprietario imprenditore. Come mai? Ci sono diversi motivi, alcuni di natura prevalentamente culturale. Per esempio, un desiderio di tramandare aziende private da una generazione a quella successiva; un desiderio di non volere nessun partner, tanto meno azionisti esterni; una diffidenza nei confronti dei benefici derivanti dall'essere di una cosiddetta public company. Dal punto di vista pratico, mi è stato detto che il più grande ostacolo è il problema delle procedure amministrative ed in particolare dei controlli a livello contabile. Gli impedimenti culturali devono essere affrontati nel medio/lungo termine. Però, se ci sono ostacoli di tipo procedurale, lavoriamo insieme per trovare una possibile proposta politica di soluzione che si traduca in un numero maggiore di quotazioni in borsa. Nel corso dello spazio dedicato alle domande, sarei molto interessato a conoscere il vostro punto di vista a questo proposito ed in particolare quello di qualche candidato eccellente alla quotazione. Investimenti in Private Equity.
Figura 7Investimenti in Private Equity.



Private Equity
Infine, vorrei soffermarmi brevemente sull’investimento nel settore di private equity, nel quale ho una grande esperienza e dove credo che l’Italia potrebbe trovare una risposta efficace alle incognite del ricambio generazionale nelle decine di migliaia di imprese italiane a gestione familiare. Nella mia attuale veste di ambasciatore, sono di fatto fuori dal settore del private equity. In ogni caso, mi piacerebbe condividere con voi la mia personale opinione sul perchè il connubio fra la gestione di matrice USA del private equity e le migliaia di imprenditori italiani in età avanzata titolari di imprese a conduzione familiare sia un meraviglioso esempio di cooperazione transatlantica. L’investimento nel settore private equity è sostanzialmente poco sviluppato in Italia, come possiamo vedere da questo grafico. A mio avviso, il settore del private equity è destinato a diventare sempre più importante in Italia negli anni a venire.

Paradossalmente, il fatto che il livello degli investimenti esteri in Italia sia relativamente basso è di per sé un segnale del fatto che qui esiste un enorme potenziale in attesa di espansione. Gli investitori sono perennemente alla ricerca di mercati “inesplorati” e, in un certo senso, l’Italia è un territorio vergine, particolarmente dal punto di vista degli investitori americani.

Lasciate che vi chiarisca cosa intendo per private equity spiegando semplicemente cosa NON è. Non è una vantaggiosa alternativa offerta sottobanco ai clienti più importanti di una banca. Non è l’attività di personaggi senza scrupoli che hanno solo l’interesse di suddividere e fare a pezzetti un’azienda per fini di lucro con nessun riguardo per il personale impiegato nell’azienda ne per la comunità locale dove opera l’azienda. Non è un gruppo di investori improvvisati e senza esperienza che strappano il controllo dell’azienda al suo fondatore. Non è un'operazione prevalentemente finanziaria, che punta soltanto a ricavare profitti nel più breve tempo possibile. Fare attività di private equity, secondo me, significa fare un investimento significativo in una buona azienda e lavorare duramente e con grande impegno da investitore coscienzoso per aiutarla a crescere dal punto di vista dimensionale e patrimoniale.

Il private equity è forse l’opzione ottimale per un imprenditore che si avvia alla fine della sua attività lavorativa, in mancanza di eredi in grado di succedergli nel controllo dell’azienda. Molte persone in questa situazione preferirebbero vedere la loro impresa continuare ad operare, innanzitutto per fare in modo che il personale impiegato non si trovi da un giorno all’altro senza lavoro alla morte del fondatore. Un numero crescente di aziende a conduzione familiare si trovano in condizione di dover fronteggiare a breve termine il problema di non avere eredi in grado di succedere nella conduzione dell’azienda. In questo caso, la vendita di una quota della società ad una società di private equity potrebbe essere la soluzione ottimale.

In verità, le società di private equity sono fortemente attratte da paesi come l’Italia dove c’è un’alta percentuale di imprese completamente private, possedute interamente da famiglie o da un ristretto gruppo di soci. So per esperienza personale che è molto più facile negoziare l’acquisto di un’impresa completamente privata che tentare di rilevare una società quotata in borsa.

Inoltre, come investitore, mi sono sempre interessato a settori che sembravano maturi per un processo di consolidamento ed aggregazione. Al pari di altre società che operano nel settore del private equity, la strategia dell'azienda che io ho fondato, la Freeman-Spogli, è quella di identificare una impresa già sufficientemente radicata nel mercato ma che mostri la potenzialità di accrescere ulteriormente la sua quota di mercato. Vantaggiose opportunità di investimento in Italia.
Figura 8Vantaggiose opportunità di investimento in Italia.


Ottimismo in Italia.
Figura 9Ottimismo in Italia.



Partnership for Growth
In Italia ci sono molti settori che vivranno in futuro un processo di consolidamento ed aggregazione, a condizione che lo stato continui a promuovere maggiore concorrenza e meno regolamentazione. Di recente, avete già assistito al crescente interesse degli investitori stranieri verso il settore bancario, che peraltro rimane ancora molto frammentato. E ci sono molti altri di settori in cui quote di mercato frammentate possono offrire opportunità interessanti per investitori di private equity e per le aziende che operano in questi settori.

Desidero concludere il mio intervento dicendo che sia gli Stati Uniti che l’Italia hanno un beneficio reciproco legato al successo economico dell’altro. Incrementando le nostre relazioni commerciali e di investimento, avremo la possibilità di crescere insieme. Come ho detto in precedenza, sono molto ottimista circa il futuro dell’Italia e penso che questo paese vivrà una nuova rinascita economica una volta che saranno stati creati gli strumenti che daranno la possibilità a tanti capaci giovani imprenditori italiani di trovare le risorse finanziarie per fare in modo che i loro progetti ed i loro sogni prendano forma e diventino realtà. Credo anche che, rispetto alle altre grandi economie dell’Europa continentale, gli italiani mostrino maggiore ottimismo circa il loro futuro. Il sondaggio riportato in questo grafico mostra che gli italiani, al pari degli americani, in genere hanno aspettative positive circa i prossimi cinque anni. Cosí, se avete l’impressione che le cose non vadano bene come dovrebbero in Italia, ricordate, che è solo un problema di punti di vista.

Da parte mia, come ambasciatore ho lanciato l’iniziativa chiamata “Partnership for Growth” o “Partenariato per lo Sviluppo”. Nel quadro di questa iniziativa, l’ambasciata collabora con partners italiani, come la Confindustria, per condividere le esperienze positive e creare nuove iniziative nelle aree che ho citato nel corso del mio intervento:
  • collaborazione fra univerisità e settore privato;
  • protezione della proprietà intellettuale;
  • sviluppo del mercato dei capitali di rischio.
Sarei molto lieto di ricevere da voi qui in Confindustria commenti e suggerimenti riguardo al tipo di scambio e confronto che potrebbe essere più utile ed opportuno. Abbiamo moltissime idee e siamo sempre alla ricerca di partners che vogliano seriamente collaborare con noi.

Detto questo, desidero ancora una volta ringraziarvi per avermi concesso l'onore di poter condividere con voi le mie osservazioni riguardo l’economia italiana.

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