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residente Profumo, Assessore Borzani, Direttore De Palma, Professor Meli, Agente Consolare Saiano, Dott. Ferretti, distinti ospiti, signore e signori, cari amici –
vi ringrazio per avermi chiamato ad intervenire oggi. Nel mio ruolo di Console Culturale della Missione Diplomatica degli Stati Uniti d’America in Italia, voglio subito dirvi, a nome di tutta l’Ambasciata e del Dipartimento di Stato, che siamo davvero entusiasti di inaugurare questa mostra sulla cultura dei nativi d’America e di vederla proprio qui a Genova, città cara a molti americani per ragioni che voi genovesi conoscete bene.
Voglio ringraziare il Museo delle Culture del Mondo che ospita questa mostra, e tutti coloro che hanno permesso che questo progetto si realizzasse. Spero che molti italiani e anche turisti verranno qui al Castello D’Albertis per ammirare questa parte così significativa della storia americana che forse non tutti conoscono. La fine dell’ottocento e l’inizio del novecento fu un periodo di grandi cambiamenti nella storia americana. Convinti di dover espandere il nostro territorio per una sorta di missione divina, per ciò che veniva definito il nostro “Manifest Destiny”, in quegli anni i coloni e i militari si spinsero verso ovest, verso l’Oceano Pacifico. Quest’espansione comportò naturalmente un confronto con le culture dei Nativi Americani che occupavano da tempo il territorio. Il loro sistema di vita fu fortemente minacciato dalla guerra, dalle malattie, dalla povertà e dalla distruzione del loro ambiente. La sopravvivenza dei nativi fu messa fortemente in pericolo, e il nostro paese cambiò per sempre. Convinti dal pericolo per la futura esistenza di queste nazioni indiane, molti fotografi, artisti ed esploratori catturarono nelle loro opere la vita dei nativi, prima che essa scomparisse per sempre. Il fotografo Edward Sheriff Curtis fu, senza dubbi, fra i più importanti. Dal 1906 fino al 1930, egli produsse 50,000 negativi, 10,000 registrazioni di lingue e musiche native, fu il primo a filmare le vite ed i costumi di questi primi Americani. L’Opus Magnum di Curtis, L’Indiano Nord Americano, consisteva di venti volumi con un totale di 2,200 fotografie originali. Questa opera è considerata oggi come la collezione di una produzione limitata di più alta qualità mai realizzata da un solo uomo negli Stati Uniti. L’Indiano Nord Americano, in tutta la sua complessità come progetto, è stato paragonato al progetto del Re Giacomo VI di Gran Bretagna di pubblicare per la prima volta la Bibbia in inglese. Oggi, una collezione completa de L’Indiano Nord Americano vale più di un milione di dollari. Usando tecniche innovative di stampa, filmografia e registrazione, Curtis riuscì non solo a cogliere i tanti volti dei nativi, ma anche a documentare la loro vita quotidiana così come si svolgeva nelle grandi pianure, nelle culture Pueblo del Sud-Ovest e nel Nord-Ovest sul Pacifico. Prima di iniziare la carriera diplomatica, ho avuto la fortuna di lavorare come ranger in numerosi parchi nazionali degli Stati Uniti, vicino a cui i nativi vivono ancora in piena libertà, e in cui ho lavorato insieme a tanti colleghi indiani. Quindi è per me un piacere vedere riconosciuta la vita ancestrale degli Indiani d’America in tutto il suo splendore e la sua dignità in queste meravigliose foto di Curtis, dalla collezione privata di Christopher Cardozo. Vorrei farvi notare che l’apertura al pubblico domani di questa mostra ha luogo esattamente cent’anni dopo il giorno in cui il Presidente Theodore Roosevelt, grande sostenitore del “Manifest Destiny” già menzionato, scrisse una lettera a Curtis, congratulandosi con lui ed esprimendogli la sua gratitudine. Vorrei leggere un brano di quella lettera:
Signore e signori: sebbene un secolo fa molti artisti pensavano di catturare l’ultima imagine dei primi americani, oggi, un secolo dopo, vi porto una buona notizia: le nazioni indiane non solo esistono ancora, ma sono più vibranti che mai. Parallela al movimento per i diritti civili degli anni ‘60, una rinascita culturale, economica ed educativa ha migliorato molto la qualità di vita e le prospettive economiche delle nazioni indiane. Atttraverso il riconoscimento ufficiale come tribù, la realizzazione di nuove riserve, la creazione di nuove imprese in queste riserve, e l’arricchimento di molte tribù, abbiamo visto l’inaugurazione di nuovi centri culturali tribali in cui tanti indiani così come altri americani ricevono informazioni nella lingua e cultura indiana. Oggi, queste prime nazioni affrontano il loro futuro con ottimismo. Dal 1990, il Governo degli Stati Uniti celebra ufficialmente ogni anno il mese della cultura dei nativi americani; l’anno scorso abbiamo ufficialmente aperto il Museo Nazionale degli Indiani Americani a Washington, DC, sogno di molti e simbolo del fatto che i primi Americani hanno nella forza della loro cultura il segreto della loro sopravvivenza. Grazie e congratulazioni a tutti. Altre risorse • Castello D'Albertis sul web. Documenti Microsoft Word: • Introduction to the Exhibit (22 KB, in lingua inglese). • SACRED LEGACY, Edward S. Curtis and the North American Indian (23 KB, in lingua inglese). • PATRIMONIO SACRO, Gli Indiani nordamericani nella fotografia di Edward S. Curtis (51 KB). |
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