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Imprenditoria e capitale di rischio
Angel Investing: il volto umano del capitale

I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino

Intervento di Ronald P. Spogli
Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia

18 ottobre 2007

     


V I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino
orrei ringraziare il Dott. Rodolfo Zich di Torino Wireless, il Rettore Francesco Profumo ed il Dott. Vincenzo Pozzolo, Presidente del I3P del Politecnico di Torino, per avermi dato l'opportunità di incontrarvi oggi. Circa un anno e mezzo fa, la nostra Ambasciata ha lanciato un programma che si propone l'ambizioso intento di conferire maggiore dinamismo all'economia italiana, incentivando tutti quegli elementi necessari per creare un nuovo ecosistema del capitale in Italia.

Tali fattori sono rappresentati da: una maggiore commercializzazione della ricerca, un mercato di capitali di rischio più alto e diversificato, un efficiente regime di protezione della proprietà intellettuale per favorire l'innovazione, ed infine l'incremento di reciproci scambi tra imprenditori tradizionali italiani ed americani e la nuova generazione di imprenditori emergenti.

U.S. Ambassador to Italy Ronald P. Spogli and Professor Rodolfo Zich of Torino Wireless.
U.S. Ambassador to Italy Ronald P. Spogli
and Professor Rodolfo Zich of Torino Wireless.


Mi sento particolarmente orgoglioso di quest'ultimo punto, il quale include un programma di scambi culturali Fulbright per giovani ricercatori e scienziati, sponsorizzato da aziende italiane, con lo scopo di sostenere ed alimentare l'imprenditorialità in quanto motore trainante della crescita economica. I destinatari di tale programma hanno l'opportunità di intraprendere una full immersion di sei mesi nella Silicon Valley, che comprende corsi accademici di imprenditorialità, un tirocinio presso un'azienda start-up e la creazione di una rete di contatti con i business Angels. Nel corso della mia visita a Milano domani, avrò il piacere di dare ufficialmente inizio al secondo anno di tale programma.

Oggi, vorrei concentrare il mio intervento su un aspetto in particolare della Partnership for Growth, e cioè sulla necessità di un mercato del capitale di rischio più ampio e diversificato. Le mie riflessioni provengono in gran parte della mia esperienza personale, ma ho tratto alcuni spunti anche da altre fonti, ed in particolare dal Dr. Carl Schramm della Kaufman Foundation, un'istituzione il cui intento è descrivere in maniera sintetica il concetto di ecosistema imprenditoriale.

L'Italia è famosa per avere uno dei tassi di risparmio più elevati a livello mondiale, che si traduce quindi in un capitale privato di notevoli proporzioni. Sfortunatamente, l'Italia non può contare su un mercato di capitale di rischio sufficientemente sviluppato. Ciò vuol dire, più semplicemente, che l'Italia dispone di grosse quantità di capitale privato, che però non è stato incanalato verso la creazione di nuove aziende a rapida crescita.

I tassi di risparmio tra i paesi del G7
Permettetemi a questo punto di fare un'importante distinzione tra azienda tradizionale ed azienda a rapida crescita. La prima offre impiego al titolare e forse a pochi altri individui, mentre la seconda mira fin dall'inizio ad espandersi e raggiungere il suo massimo potenziale nel più breve tempo possibile. E indubbio che le aziende a rapida crescita siano esposte a maggiori rischi, ma presentano anche ben altri risvolti, ed è precisamente questo che le rende appetibili agli investitori. A tale proposito, vorrei fare una precisazione importante: rapida crescita non è necessariamente sinonimo di alta tecnologia. Avvalendomi della precedente distinzione tra imprese tradizionali ed aziende a rapida crescita, possiamo affermare che il bar all'angolo rappresenta il primo modello e Starbucks il secondo. Ambedue vendono caffè; tuttavia, quando Howard Schultz ha preso le redini della Starbucks, questa si è strutturata come un'azienda a rapida crescita, mentre la maggior parte dei bar non hanno nessun progetto di espansione al di là del singolo locale già esistente.

Perché dunque concentriamo la nostra attenzione sulle aziende a rapida crescita? Perché esse creano occupazione e promuovono la crescita economica, condizioni di cui l'Italia necessita in egual misura. Infatti, le grandi aziende da entrambi i lati dell'Atlantico stanno diminuendo e non aumentando i posti di lavoro. Ricerche condotte dalla Kaufman Foundation dimostrano che, al netto, il numero di posti di lavoro creati da aziende presenti sul mercato da meno di 5 anni è aumentato del 20 percento all'anno dal 1980 al 1990, mentre il numero di posti di lavoro creati da aziende stabili già presenti sul mercato non mostra variazioni di rilievo.

Le maggiori aziende statunitensi crescono più rapidamente delle maggiori aziende europee
La differenzia sostanziale tra Europa e Stati Uniti in merito a ciò che costituisce un'iniziativa imprenditoriale, è chiara ed evidente nel momento in cui andiamo ad esaminare il tasso di crescita di un'azienda, misurato in termini di creazione di posti di lavoro e di produttività. E qui traggo spunto da un intervento presentato dal Dr. Carl Schramm ai Ministri delle Finanze Europei riuniti a Vienna. Negli Stati Unti, le maggiori aziende a più alto rendimento, quindi le più produttive, crescono ad un tasso di gran lunga superiore rispetto alle altre aziende caratterizzate da una minore produttività. Tuttavia, in Europa, paradossalmente sono proprio le aziende a più basso rendimento, e quindi meno produttive, ad avere una crescita più rapida rispetto alle aziende ad alto rendimento. Con il tipico ottimismo Yankee, considero tale discrepanza tra investimento e produttività che si verifica tra i paesi della Comunità Europea, particolarmente in Italia, come un'opportunità straordinaria.

Le aziende caratterizzate da una più elevata produttività hanno un estremo bisogno di capitale per crescere, mentre le imprese maggiori possono prendere in prestito tutto il denaro che necessitano a tassi molto vantaggiosi. Il Direttore Finanziario di una delle maggiori aziende italiane mi ha confermato che le banche fanno a gara per offrire alla sua azienda finanziamenti a condizioni di alcuni punti sotto il LIBOR (London Interbank Offered Rate o Tasso di Riferimento LIBOR).

Ma esiste un rovescio della medaglia. Abbiamo riscontrato che dozzine di start up italiane di alto livello offrono agli investitori condizioni che sono assolutamente inadeguate, specialmente se paragonate a ciò che guadagnerebbero se le loro aziende operassero negli Stati Uniti. L'Italia è ancora un luogo straordinario per investire nelle tecnologie emergenti dell'informazione e della comunicazione, delle scienze e delle nanotecnologie, oltre ad offrire eccellenti opportunità per le industrie dei servizi in espansione. L'Ital Telematic Biomedical Services di Trieste ha registrato una notevole crescita fornendo servizi integrati d'ingegneria clinica, tecnologia informatica applicata alla medicina e telemedicina, ed ora sembra sia intenzionata ad espandersi verso il mercato statunitense.

Dove è dunque la parte mancante?
Perché le start up e gli innovatori italiani non possono eguagliare le loro controparti americane? In base alla mia precedente esperienza nel Private Equity (anche note come Buyout), le aziende più mature possono essere acquistate e sviluppate a distanza. Ma coloro i quali investono in nuove iniziative ad alto rischio tendono comunque a rivolgersi verso start up che siano vicine e facilmente raggiungibili. E quindi inevitabile che, in caso di nuovi investimenti, siano proprio gli investitori locali i primi ad assumersi il rischio.

Sfortunatamente, come abbiamo già anticipato, gli Italiani preferiscono investire in beni immobili o comunque in forme di investimento più sicure. Recentemente ho avuto occasione di incontrare il vincitore del Premio Nobel per l'Economia del 2006, Ned Phelps, con il quale ho potuto avere un interessantissimo scambio di opinioni sulla sfida che l'Italia si trova ora ad affrontare. In un articolo del Financial Times del 2000, è riportato quanto da lui espresso in merito all'argomento:

Citazione di Ned Phelps
Il fulcro della tipica economia europea è ancora organizzato secondo i criteri di un modello corporativistico – un sistema tripartito formato dalle grandi imprese, dai sindacati, e da un governo interventista tutti protesi a preservare i propri interessi. In tale modello, l'investimento finanziario viene controllato attraverso la burocrazia ed un sistema chiuso di grandi banche, che prendono direttive dallo stato e si dimostrano riluttanti a finanziare start-up che non presenti garanzie governative.”

Quest'ultimo punto, la necessità di una garanzia statale come prerequisito per gli investitori nell'intraprendere investimenti ad alto rischio, è al centro della questione. Negli Stati Uniti, la nostra esperienza in materia di incentivi governativi a favore degli investimenti di capitale di rischio, senza quasi nessuna eccezione, ha avuto esiti negativi. Gli incentivi governativi possono di fatto fuorviare le scelte degli investitori, i quali decidono di intraprendere un investimento non solo in quanto guidati dalla profonda ed appassionata convinzione che l'azienda crescerà e darà i suoi proventi, ma anche per approfittare degli incentivi governativi. Molto semplicemente, gli investitori devono poter contemplare un rischio oppure, come diciamo in America, rischiare la propria pelle e giocarsi il tutto per tutto qualora debbano prendere importanti decisioni imprenditoriali.

La Partnership for Growth vuole essere molto di più che una critica all'economica italiana. E stato un lungo processo di ascolto e di analisi, ed è in questo spirito che io mi rivolgo a voi oggi. Si tratta innanzitutto di un programma di azione, nell'ambito del quale gli investitori del capitale di rischio hanno un ruolo importantissimo. Personalmente sono convinto che riusciremo insieme a creare condizioni maggiormente favorevoli alla crescita economica e nuove opportunità per i giovani italiani e le future generazioni, in un clima di collaborazione che favorirà migliori rapporti tra i nostri paesi.

Gli “Angel” e la Piramide del “Venture Capital”
Nel corso dell'ultimo decennio, una nuova figura di investitore ha cominciato ad affermarsi negli Stati Uniti come il motore trainante più efficace per finanziare nuove iniziative ad alto potenziale e rapida crescita. Tali investitori sono stati denominati “Angels”. Man mano che le aziende di venture capital si muovono sempre di più “a monte” per finanziare investimenti nelle fasi successive di una nuova iniziativa imprenditoriale – e cioè quando le richieste di capitale aumentano e le fasi di realizzo si avvicinano – tale moto “controcorrente” ha lasciato un gap di finanziamenti nella fase iniziale ed in quelle immediatamente successive di avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale. Gli “Angels” statunitensi hanno colmato tale divario, investendo 25.6 miliardi di dollari del loro proprio capitale in nuove imprese solamente nel 2006. Voi potrete chiedere: “Ma chi sono questi investitori indipendenti?”

Il profilo ideale di un Angel Investor è rappresentato dall'imprenditore “seriale” che ha acquisito esperienza e benessere per aver avviato e sviluppato nuove imprese. Ora gli Angel Investor, invece di impiegare 90 ore di lavoro settimanale per avviare un'altra start up, preferirebbero avere un ruolo di investitore/addestratore e mettere il proprio denaro, la propria conoscenza ed esperienza al servizio di un portfolio diversificato di start-up.

Nel momento in cui gli Angel Investors formano dei gruppi, essi possono far fruttare i propri investimenti individuali, aumentare il volume d'affari, migliorare la loro etica professionale grazie al bagaglio delle loro esperienze congiunte, e condividere quindi allo stesso modo sia i successi sia gli inevitabili fallimenti delle nuove imprese.

A causa dunque di una cultura economica che favorisce gli investimenti a basso rischio, l'Italia ha una scarsa presenza di Venture Capital e pochi gruppi di Angel Investor. Mediante la Partnership for Growth, noi cerchiamo di aiutare a promuovere ambedue le forme del capitale di rischio, e siamo convinti che se l'Italia fosse in grado di aumentare il numero di Angel Investor, questi a loro volta genereranno maggiori opportunità di investimento nelle fasi successive di sviluppo delle imprese che potrebbero attrarre investitori di Venture Capital.

Da Milwaukee a Kansas City
Agli inizi del settembre scorso abbiamo organizzato un viaggio professionale per circa 20 italiani che corrispondevano al profilo di potenziali Angel Investor. Tale viaggio, interamente a carico dei partecipanti, prevedeva una prima tappa in Milwaukee per due giorni di programma presso il Golden Angel Network, la più vasta rete di Angel Investors affiliata all'università e formata da oltre 75 membri. La delegazione italiana ha ascoltato la proposta di una start-up nel campo delle attrezzature mediche che cercava un investimento da parte dei Golden Angels. Successivamente, la delegazione ha partecipato alla sessione di domande e risposte ed alla sessione a porte chiuse, durante la quale i Golden Angels scelgono un loro rappresentante che agisca da guida nella valutazione dell'investimento.

La persona prescelta per questo compito ha subito elencato in maniera dettagliata i punti da inserire in una proposta di condizioni da offrire alla start-up, concludendo la sessione a porte chiuse in circa 15 minuti e dimostrando in quanto poco tempo è possibile prendere decisioni importanti. Vi potrete chiedere a questo punto perché abbiamo scelto di condurre la delegazione nel Mid-West e non nella Silicon Valley, la Route 128 o il North Carolina Research Triangle. Innanzitutto, il Golden Angel Network possiede un background di tutto rispetto ed un'appartenenza molto diversificata. Abbiamo recentemente invitato in Italia Tim Keane, il Direttore del Golden Angels Network, il quale ci ha illustrato nuove opportunità e ci ha incoraggiato a replicare l'esperienza statunitense qui in Italia. Inoltre, Milwakee ha un importante retroterra industriale simile a quello di molte città italiane: loro hanno l'Harley-Davidson, in Italia c'è la Ducati. Tale comune retroterra industriale ha permesso ai Golden Angels ed alla delegazione italiana di raggiungere in breve tempo un'armonia di vedute e di seguire un approccio comune.

La seconda tappa del viaggio era Kansas City, dove la delegazione italiana si è incontrata con il gruppo Mid-America Angel, denominato Angel Capital Education Association, un'associazione senza scopo di lucro che mira ad incentivare la crescita di questo tipo di investitori e che, insieme alla Kaufman Foundation, si concentra sullo sviluppo di un ecosistema imprenditoriale negli Stati Uniti. La delegazione italiana ha tratto grandi benefici e forti motivazioni da tale viaggio, ed a seguito di ciò i partecipanti si sono già attivamente impegnati per creare la loro rete di Angel Investor. Dal loro ritorno, essi hanno tenuto una serie di riunioni a Milano e li abbiamo incontrati nella nostra Ambasciata a Roma lo scorso lunedì.

Quali sfide comporta la creazione di un Angel Network?
I rappresentanti della delegazione hanno identificato le seguenti sfide:
  • Identificare uno o più leader, che siano in grado di fornire una certa continuità e struttura al gruppo di Angel. Inizialmente, tale gruppo non disporrà di un numero di rappresentanti o di un volume di affari sufficienti per coprire i costi di uno staff a tempo pieno.
  • Assicurarsi che i rappresentati abbiano diversi tipi di esperienza, denaro da investire e tempo da dedicare per assicurare una certa affidabilità e la necessaria formazione.
Pur avvalendosi di un'eccellente pianificazione e potendo contare su una composizione ideale ed omogenea, sarà inevitabile che alcuni investimenti non andranno a buon fine. Tim Keane del Golden Angel Network ha fornito al suo gruppo alcuni suggerimenti di carattere pratico, tra i quali “Aspettatevi che il vostro primo investimento sarà un fallimento”. Ciò che importa è che voi continuiate ad imparare da ciascuna esperienza di investimento e miglioriate la vostra capacità di individuare start-up promettenti, offrendo loro i mezzi per perseguire le migliori strategie.

Il prossimo novembre, ospiteremo nella mia residenza a Roma un “gruppo virtuale di Angel Investor” composto da investitori italiani ed americani chiamati in Italia per l'occasione. Quest'ultimi riceveranno una serie di informazioni da parte di due imprese italiane e porranno delle domande in merito; successivamente esamineranno i pro ed i contro del processo d'investimento e, in caso di esito positivo, discuteranno in quali termini e sotto quali condizioni portare a termine l'operazione. Il gruppo virtuale di investitori si rivolgerà ad un pubblico composto da 50 potenziali Angel Investor, i quali avranno la possibilità di osservare da “insider” come si svolge e si evolve il processo d'investimento attuato dagli Angel. Successivamente, avremo uno scambio di opinioni tra i rappresentanti italiani e statunitensi sulle differenze a livello culturale e normativo tra essere un Angel Investor in Italia ed esserlo negli Stati Uniti.

Oltre quindi a promuovere tale tipo di investimento, abbiamo anche cercato di esaminare il contesto amministrativo, normativo e legale nel quale le nuove iniziative finanziarie nascono e nel quale gli Angel e gli altri investitori decidono se impegnare o meno il loro capitale. Nel giugno scorso abbiamo tenuto in Ambasciata una video conferenza tra addetti ai lavori italiani ed esperti della Silicon Valley per identificare quali fossero i maggiori impedimenti allo sviluppo di un nuovo ecosistema imprenditoriale in Italia. Continueremo quindi a promuovere un dialogo attivo tra esperti del settore in Italia, affinché la futura generazione delle grandi aziende italiane possa portare avanti nuove forme di investimento.

Stiamo inoltre pianficando per il prossimo novembre una video conferenza a Milano con alcuni dei “giganti” della Silicon Valley, e a gennaio una visita alla Silicon Valley per un gruppo di imprenditori italiani.

Mentre la conferenza di oggi è incentrata sul Venture Capital, io ho voluto soffermarmi in modo particolare sul ruolo degli Angel Investors in quanto parte integrante del nuovo ecosistema imprenditoriale. Noi siamo convinti che per portare del Venture Capital in Italia degno di tale nome, noi abbiamo bisogno di creare un nuovo ecosistema che possa sostenere il volume d'affari richiesto da una vasto fondo di Venture Capital.

Una parte di tale processo prevede investimenti nella fase embrionale ed iniziale dell'impresa da parte di investitori che si dimostrino tanto rigorosi quanto gli investitori di Venture Capital. Gruppi seri e ben gestiti di Angel rappresentano una parte fondamentale del nuovo ecosistema imprenditoriale, e potranno garantire agli imprenditori il raggiungimento di un alto e sofisticato livello di imprenditorialità necessario per attrarre l'attenzione degli investitori di Venture Capital.

Quali sono le speranze per l'Italia nell'ambito della Partnership for Growth? Noi ci auspichiamo di assistere ad un rinnovato dinamismo dell'economia italiana nel corso del nuovo millennio, con tassi di crescita ai massimi livelli nella scala europea. Speriamo di vedere un'economia rivitalizzata che offra l'opportunità agli innovatori italiani di creare nuove e prospere aziende. Speriamo che i rapporti economici tra i nostri paesi possano eguagliare gli attuali rapporti politici e culturali, e che il prossimo Nobel italiano nelle scienze voglia e possa continuare a vivere e lavorare in Italia.

E con grande piacere che ora risponderò alle vostre domande sulla Partnership for Growth.

http://italy.usembassy.gov/p4g/

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