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Consolato Generale degli Stati Uniti d'America a Milano |
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ersonalità, signore e signori –
innanzi tutto, consentitemi di ringraziare l’American Chamber of Commerce in Italia ed in particolar modo il Presidente Mario Resca ed il Direttore Generale Enrico Sassoon per il cortese invito ad unirmi a voi quest’oggi.
Le mie congratulazioni per il novantesimo anniversario dell’Amcham che ricorre quest’anno.
Il fatto che L’American Chamber of Commerce sia stata fondata novant’anni fa sta a dimostrare i profondi vincoli politici ed economici che legano i nostri paesi. A questi è da aggiungere il vivace rapporto economico e commerciale: l’Italia è per gli Stati Uniti il decimo partner commerciale mondiale e gli Stati Uniti sono al terzo posto per le esportazioni italiane. Circa 25 milioni di americani sono di origine italiana, ed io sono fiero di essere uno di loro. Inoltre, tra i due paesi, esiste un forte scambio a livello accademico e culturale. Abbiamo inoltre condiviso, da lungo tempo, solidi valori di democrazia e, quel che più conta, è che tutti abbiamo goduto, e continuiamo a godere dei frutti di un rapporto di alleanza strategica durato oltre mezzo secolo. Sono onorato di essere vostro ospite in occasione della mia prima visita ufficiale a Milano, una città che ho potuto conoscere piuttosto bene quando ero studente dell’Università di Stanford. Ho trascorso qui oltre un anno, impegnato in una ricerca sul tema dell’immigrazione dei meridionali nel Nord Italia, e quindi ho appreso molto sulla ricca vita accademica, culturale ed economica di questa regione. Mi rendo conto, tuttavia, che l’Italia di oggi non è necessariamente uguale a quella da me conosciuta da studente. Molto, anzi, è cambiato: negli ultimi 25 anni, l’Italia ha vissuto significativi mutamenti politici, economici e sociali. Era tra i fondatori dell’Unione Economica e Monetaria ed è cresciuta sino a diventare, a seconda dei dati che si vogliano utilizzare, il quinto o sesto mercato economico mondiale. Allo stesso modo, anche il mondo esterno è cambiato, con i noti sviluppi politici in zone come Russia, Europa dell’Est, Balcani e la vasta area del Medio Oriente, ciascuna delle quali ha avuto la sua influenza. Mentre mi preparavo ad assumere la mia posizione attuale e durante le prime settimane dal mio arrivo, mi sono giunte numerose voci sulle relazioni tra Stati Uniti e Italia. Un aspetto che desidero discutere con voi quest’oggi sono le relazioni economiche e commerciali, che sono forti e resistenti ma che, ho sentito più volte ripetere, sono ancora lontane dal raggiungere il massimo del loro potenziale. A riprova di ciò, ad esempio, l’Italia è uno dei paesi dove più scarsi sono gli investimenti americani, e gli Stati Uniti hanno nei confronti dell’Italia un deficit commerciale di 15 miliardi di dollari. Uno degli obbiettivi che ho posto in cima alla lista delle mie attività di capo della Missione Diplomatica Americana in Italia è di promuovere un più stretto interscambio economico che conduca ad un più alto livello di scambi commerciali e di investimenti e, di conseguenza, ad un aumento dell’occupazione e del benessere. È qui che è importante che avvengano i cambiamenti: in alcune aree ciò potrà significare cambiamenti strutturali che dovranno verificarsi nel lungo termine, in un periodo di tempo molto più lungo di quello in cui resterò in questo incarico. Spero tuttavia che insieme si possa percorrere un pò di strada verso il cambiamento ed è qui che avrò bisogno del vostro aiuto, come soci dell’American Chamber e come aziende interessate al futuro economico del vostro paese. Permettetemi a questo punto di condividere con voi qualche idea e di ascoltare poi i vostri commenti e suggerimenti. Iniziamo da come possiamo sviluppare bilateralmente gli investimenti. Nel 2003 uno studio dell’Amcham rilevava che gli investimenti americani in Italia erano solo una piccola parte rispetto a quelli effettuati nel Regno Unito, in Olanda o in altri paesi europei. La stessa ricerca osservava che gli investimenti si dirigono dove l’ambiente è più favorevole, dove esiste un mercato del lavoro flessibile, una giustizia e un’amministrazione pubblica efficienti, una capillare rete di trasporti, una situazione che favorisce l’innovazione e la ricerca, e un’adeguata protezione della proprietà intellettuale. Mentre nella maggior parte dei paesi è possible un miglioramento in tutte queste aree, sono stato colpito dai risultati di uno studio della Banca Mondiale pubblicato un paio di settimane fa che valutava la facilità di operare economicamente in 155 paesi del mondo. L’Italia era situata al settantesimo posto, perfino alle spalle di paesi come la Namibia, il Nepal ed il Pakistan. Migliorare questa classifica richiede mutamenti strutturali di lungo termine. Mi impegnero di fare sforzi enormi per aiutare a creare le istituzioni adeguate ad una vera economia moderna. E allo stesso tempo, cerchiamo anche di occuparci di cose che possiamo fare da subito. Possiamo, ad esempio, sostenere l’imprenditorialità e l’innovazione. Gli italiani sono noti per lo spirito intraprendente e creativo, e per le piccole aziende di carattere familiare che sono all’avanguardia nel settore del design industriale e dei beni di consumo. Allo stesso modo, gli Stati Uniti sono un paese ricco di piccole aziende innovative, alcune delle quali crescono fino a diventare grandi, ma molte non sopravvivono. Un modo per aiutare la piccola azienda è forse quello di “sdrammatizzare” l’insuccesso: per molti imprenditori il fallimento rappresenta la fine delle carriera. In America, al contrario, spesso ne è soltanto l’inizio. Per questo motivo, molti pensano che il codice fallimentare italiano andrebbe modificato prendendo atto di queste differenze. Inoltre, quando un imprenditore americano ha un’idea, ha la possibilità di ricorrere a numerose fonti di finanziamento e di assistenza per poterla realizzare. Noi possiamo promuovere lo sviluppo e la crescita di un reale mercato di venture capital e di private equity per facilitare la nascita di nuove aziende e la crescita di aziende già esistenti. Infatti, innovazione e rischio finanziario vanno a braccetto e, come dimostra l’esempio americano, lo sviluppo di nuove tecnologie dipende dagli investimenti in aziende nascenti o nella prima fase di crescita. Sforzi così mirati costituiscono un importante passo avanti. Con i miei 25 anni di esperienza nel settore bancario, sono in condizione di apprezzare l’importante ruolo di supporto che un robusto mercato di venture capital può avere nell’incentivare lo sviluppo e la commercializzazione della ricerca. A proposito di ricerca, le università italiane stanno svolgendo un lavoro davvero encomiabile in diverse aree, specialmente nei settori biotecnico e farmaceutico. Stiamo collaborando con il Ministero delle Attività Produttive per facilitare i brevetti e la commercializzazione di nuove tecnologie da esse elaborate. Abbiamo discusso con le nostre controparti italiane il Bayh-Dole Act, che ha reso più facile alle università americane brevettare invenzioni create nei loro laboratori. Questo risultato ha indotto l’Italia a valutare l’adozione del “suo” Bayh-Dole Act. In questo campo possiamo fare di più: è vero che innovazione e crescita economica vanno di pari passo, ma i frutti di innovazione e ricerca non possono sopravvivere in un ambiente dove sussistono barriere dovute ai regolamenti. Prendiamo ad esempio il settore farmaceutico: l’Unione Europea ha annunciato per questo settore una nuova strategia. Ha riconosciuto che uno dei principali ostacoli alla crescita e all’innovazione dell’industria è la mancanza di un mercato unico nel settore farmaceutico e la persistenza di ingombranti regolamenti nazionali che creano un clima di incertezza per gli investimenti e di mutevolezza nei tempi di accesso al mercato. So che aziende farmaceutiche americane hanno incontrato grosse difficoltà con questi problemi, che non premiano l’innovazione né fanno sì che l’utente riceva la migliore assistenza possible. Spero che potremo lavorare insieme alla soluzione di questo problema. Possiamo fare di più per proteggere i diritti della proprietà intellettuale: esiste un vincolo determinante che unisce innovazione e un solido regime di protezione della proprietà intellettuale. In presenza di generalizzate violazioni di quest’ultima, l’economia in genere ne risente, l’occupazione cala, come nel caso dell’industria musicale, dove i posti di lavoro sono diminuiti del 30%, a causa della pirateria industriale. Anche il governo e il cittadino che paga le tasse ne soffrono, come rivelato da uno studio dell’Amcham condotto nel 2003. La Missione Diplomatica e l’Amcham dovranno continuare a collaborare per consigliare strategie per rendere meno grave il problema, quali: l’inasprimento delle sanzioni, l’addestramento degli investigatori, e il rendere più flessibili le procedure di patteggiamento per poter più facilmente identificare e punire i produttori e i distributori di prodotti falsificati. Infine, ci adopereremo per assicurare trasparenza ed equità in occasione, per esempio, di bandi di gara sia a livello nazionale che locale, affinché siano in ottemperanza con le regole vigenti nell’ Unione Europea e presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Le aziende amaricane, e anche molti di voi oggi presenti, sono interessate alle opportunità prospettate da questo segmento di mercato. Nello stesso tempo, gli enti aggiudicatori possono trarre beneficio dalla qualità e competitività offerte dalle aziende americane. Spesso, tuttavia, le modalità di acquisto da parte italiana tendono a favorire aziende italiane, a detrimento delle aziende americane o di altri paesi. In questi casi, tutti ci perdono. Insieme facciamo in modo da mutare questo stato in una situazione in cui tutti ci guadagnino! Facendo ciò sono certo che un beneficio immediato sarebbe la diminuzione del disavanzo commerciale tra Stati Uniti e l’Italia, che ammonta a 15 miliardi di dollari. Nello stesso tempo, gli Italiani ci guadagnerebbero nel rapporto qualità/prezzo. Riassumendo: questi sono i nostri obbiettivi, mirati a rafforzare l’interscambio economico e commerciale tra i nostri paesi. Mentre i miglioramenti strutturali richiedono tempi lunghi, mi auguro che iniziative realizzabili in tempi brevi come queste da me accennate, possano far parte di un piano di azione comune. Nel cercare nuove strade per portare avanti i nostri programmi, non lasciamoci limitare dalle difficoltà del passato: solo perchè qualcosa non è riuscita ieri, non significa che non sia possible ritentarla domani. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson scrisse: “Non andare dove il sentiero può condurti. Piuttosto, vai dove non esiste sentiero e lascia una traccia”. La Missione Diplomatica Americana in Italia desidera lavorare con l’American Chamber of Commerce per imprimere insieme questa traccia. Vi prego di proseguire la vostra colazione e la nostra conversazione. Sarò lieto di ascoltare i vostri commenti e rispondere alle vostre domande. Grazie. |
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