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Impresa e scienza negli Stati Uniti

Discorso di Jill F. Byrnes
Science Counselor dell'Ambasciata U.S.A. di Roma

VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia
29 settembre 2006

     


VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia
Scienza & Media 2006
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Q ualche giorno fa ho letto un editoriale sulla globalizzazione pubblicato sull'International Herald Tribune. Era intitolato “Science, a Very International Enterprise” vale a dire “la Scienza, un'impresa molto internazionale”. Mi ha subito ricordato che sarei venuta presto a Venezia per parlare d'Impresa e Scienza negli Stati Uniti ad un'audience internazionale. Prima di cominciare, vorrei ringraziare il dottor Mattiello del VEGA Park, la biblioteca scientifica dell'Università di Venezia, e tutti gli sponsor di questa conferenza molto interessante.

Sono molto contenta di essere qui oggi e rappresentare l'Ambasciatore Ronald Spogli, un grande amico dell'Italia, esattamente come me. Devo confessare subito che non sono uno scienziato né un imprenditore. Sono invece uno storico, ed uno storico della scienza, e quindi un grande ammiratore di come le scoperte scientifiche siano state in grado di cambiare la società civile negli ultimi secoli. Durante la mia vita sono stata anche testimone d'eventi molto importanti, di pietre miliari. Sono nata nell'era della bomba nucleare, ma appartengo anche alla generazione che ha visto la sconfitta della poliomielite nel mondo sviluppato.

Ho visto l'uomo metter piede sulla luna ma pochi anni dopo quel trionfo sono comparse le sfide dell'AIDS e dell'influenza aviaria. Sono qui oggi per parlare brevemente del modello americano per creare aziende con i risultati della ricerca. Basta ricordare nomi come Bill Gates, Google e CISCO Systems per riconoscere quelle aziende americane che appartengono all'avanguardia dell'economia mondiale e della cultura dell'informazione che si sta sempre più globalizzando.

Gli Stati Uniti, come gli antichi Romani prima di noi, hanno sempre cercato di utilizzare le nuove tecnologie per migliorare la qualità di vita e rafforzare il sistema economico. Vorrei ricordare qualche elemento che nell'esperienza (o modello) americana si è rivelato importante per la commercializzazione della ricerca. Vorrei inoltre sottolineare che questi fattori non devono essere copiati ma possono essere adattati da altri governi o sistemi economici. Mi basta citare l'India e la Cina, per farmi capire subito.

Università Ca' Foscari di Venezia. Le industrie a più rapida crescita e maggiormente remunerative – come quelle biotecnologiche (per farmaci e prodotti agricoli), di computer e telecomunicazioni – sono sempre più basate sulla ricerca internazionale e collaborative. Ma perché l'imprenditorialità e la commercializzazione fioriscono in qualche paese come negli Stati Uniti? Il nostro Ambasciatore, Ronald Spogli, che ha studiato a Firenze – mentre io a Padova – e conosce l'Italia molto bene, ha cercato di studiare il contesto italiano e sta cercando di incoraggiare dei cambiamenti che porteranno l'Italia, come gli Stati Uniti, ad una stabile crescita economica basata sull'innovazione scientifica e la commercializzazione dei prodotti della ricerca. La sua iniziativa si chiama “Partnership for Growth”, “Alleanza per la Crescita”.

Il programma si articola in quattro grandi aree di attività: la prima promuove una maggiore collaborazione tra Università ed impresa per rafforzare il trasferimento tecnologico e la creazione di nuove imprese. La seconda si dedica allo sviluppo dei vari strumenti finanziari, in particolare del mercato dei capitali di rischio. La terza ha lo scopo di ottenere una maggiore tutela dei diritti di proprietà intellettuale ed industriale per incoraggiare l'innovazione. Infine il quarto pilastro identifica modalità e programmi, nonché partners, per inviare negli Stati Uniti gruppi di giovani italiani laureati in materie scientifiche ed in economia ovvero giovani manager per studiare l'imprenditorialità e trascorrere un periodo abbastanza lungo in imprese americane ad alta crescita.

Negli USA il successo del trasferimento tecnologico dipende dalla convergenza di vari fattori, ma la base indispensabile è l'ottima qualità della ricerca, che certo non manca in Italia. Studiando i nostri casi di successo, si è visto che sono necessarie anche le politiche governative che identifichino le strategie e le regole e costruiscano le infrastrutture, ma soprattutto la cultura imprenditoriale e le risorse finanziarie. Le leggi dovrebbero rendere facile e veloce la procedura per avviare, registrare, finanziare, sviluppare ed infine vendere un'azienda start-up.

Ed in caso di fallimento (cosa che succede molto frequentemente negli Stati Uniti) la legislazione prevede il commissariamento dell'azienda riducendo così il rischio per i creditori e lasciando “penalmente intatto” l'imprenditore, ed in condizioni di cimentarsi in una nuova impresa. Negli Stati Uniti, il “capitale iniziale” si è rivelato un fattore critico per il lancio di start-up universitarie. Gli imprenditori delle università attive nel lancio di nuove imprese hanno accesso al seed capital. Ma non solo: le università stesse aiutano studenti e ricercatori a preparare dei piani di sviluppo e di marketing; facilitano i contatti con i venture capitalists, e presentano i prodotti alla rete dei potenziali investitori.

In alcune università ci sono programmi come UROP (Undergraduate Research Opportunity Program) rivolto a studenti di 20 anni o ai PHD, in cui il giovane è accolto, ascoltato, accompagnato a brevettare un'idea e messo in contatto con un business angel. Quando non esiste il seed capital, le università stesse si uniscono al settore pubblico e privato e creano dei fondi ad hoc. In Italia manca un'offerta articolata di fonti di finanziamento per le nuove imprese, le quali, infatti, crescono ad un ritmo inferiore di quello di paesi con economie meno avanzate.

I business angels, il venture capital (seed, start-up ed expansion), il distress capital e soprattutto il private equity sono ancora poco sviluppati o inadeguati qui in Italia, in particolar modo nelle fasi iniziali d'investimento. Ad esempio, nel settore delle biotecnologie, l'Italia ha un alto numero di ricercatori per abitante rispetto ai maggiori paesi europei, ma purtroppo manca di una comunità d'investitori di rischio specializzata nel biotech. Un altro elemento chiave è la cultura imprenditoriale delle amministrazioni universitarie: vengono premiati coloro che fanno trasferimento tecnologico (attuando così una spinta top-down) e si assecondano le idee che vengono dal mercato (si accoglie lo stimolo bottom-up). Le università organizzano corsi di trasferimento tecnologico e di commercializzazione della ricerca che sono rivelati particolarmente utili agli studenti d'ingegneria o di materie scientifiche ma anche d'economia. Ed è proprio da quest'esperienza positiva che è nata l'idea del quarto pilastro, cioè quello di organizzare degli stage di entrepreneurship per giovani laureati italiani.

Un importante fattore è la forte specializzazione: le università più attive hanno analizzato le proprie competenze, individuato il settore principale su cui focalizzare i propri sforzi di ricerca, e sviluppato dei piani strategici. Hanno poi assunto i migliori esperti della materia per riuscire ad ottenere sia i fondi federali sia quelli statali e privati. Inoltre, si sono circondate da piccole industrie tecnologiche – formando i parchi tecnologici o incubatori – per essere in grado di trasformare le idee in prodotti.

Come vedete alla fine si ritorna sempre a parlare di università e di scoperte scientifiche. Forse avremmo dovuto intitolare questo intervento “Scienza ed Impresa” invece che “Impresa e Scienza”! Grazie a tutti per la vostra partecipazione ed il vostro contributo alla discussione. La dottoressa Signoretti ed io siamo a vostra disposizione per fornire informazioni sulla Partnership for Growth e sui programmi di trasferimento tecnologico delle varie Agenzie governative americane che rendono disponibile la ricerca di base a coloro che vogliono lavorare alla commercializzazione dei prodotti.


Approfondimenti (in lingua inglese)

Atkinson: U.S. and International Strategies in the Globalization of Science and Technology.
Atkinson: U.S. and International Strategies in the Globalization of Science and Technology
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Undergraduate Research Opportunity Programs (UROP) at a few universities: • Boston University • University of California, Irvine • Massachusetts Institute of Technology • University of Minnesota • University of California at Berkeley

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