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Memoria e Luce
Cerimonia di commemorazione

Intervento del Presidente della Regione del Veneto
On. dott. Giancarlo Galan

Padova, Porte Contarine
11 settembre 2006

     


I l mio omaggio alle vittime dell'11 settembre 2001 vuole essere ancora più sentito, più partecipato di quanto non lo sia stato qualche anno fa, e questo perché sento forte il desiderio di pronunciare, se possibile, parole ancora più chiare e trasparenti, simili cioè alla trasparenza di questo monumento, l'unico nel suo genere in Europa e forse l'unico in tutto il resto del mondo. Mi auguro quindi di interpretare i sentimenti di tutti i presenti, ma anche di quei moltissimi altri che come noi continuano, ancor più di prima, a non sentirsi divisi, separati e pertanto estranei al dolore e all'orrore che tutto il mondo civile sofferse in quel terribile giorno.

Noi non ci sentiamo divisi dall'amico e alleato popolo degli Stati Uniti d'America, noi non ci sentiamo lontani rispetto all'impegno e alla lotta contro il terrorismo, noi non ci sentiamo estranei rispetto a tutti coloro che in molte parti del mondo sono chiamati a difendere, anche con le armi, la pace e il diritto irrinunciabile alla democrazia, un diritto che difenderemo sempre e contro chiunque. Il mio pertanto non è un generico e insignificante omaggio alla pace. Il mio vuol essere un rinnovato appello alle coscienze di tutti coloro che non dimenticano e quindi che non ignorano né sottovalutano il persistere in diverse aeree nel mondo di tutte quelle mortali minacce che l'11 settembre 2001 riuscirono a sconvolgere le nostre coscienze di uomini liberi e pacifici.

Ed è per questo che proviamo di nuovo dolore e sgomento quando, anche nella ricorrenza di quel terribile anniversario, leggiamo e ascoltiamo parole ambigue, ambigue e tal volta ripugnanti, parole disarmate e parole che intendono disarmare ogni nostra volontà di difenderci da nemici che sentiamo tali, allo stesso modo con cui più di 60 anni fa i nostri padri sentirono come loro eterni nemici i nazisti e i fascisti.

E proviamo non solo dolore e sgomento, ma anche sentimenti di paura quando leggiamo e ascoltiamo le parole di chi vorrebbe abbandonare il campo di fronte ai nuovi nazisti, che assediano e colpiscono quei fragili e deboli barlumi di democrazia che pur sono stati accesi in Afghanistan e in Iraq. Se vogliamo per davvero onorare le vittime dell'11 settembre 2001, assieme a quelle che ci sono state e che continuano ad esserci in Asia e Medio Oriente, non dobbiamo arretrare né essere pericolosamente ambigui di fronte a chi in Libano dice che “la migliore morte è quella che si raggiunge uccidendo l'infedele”, oppure che in Iran proclama che “Allah conquisterà tutte le cime delle montagne più alte del mondo”. Ecco perché noi diciamo oggi come ieri: memoria, dolore e pace, ma nessuna pace con i terroristi.

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