V
orrei esprimervi la mia profonda gratitudine per aver organizzato questo evento in commemorazione delle vittime americane e di più di altri 90 paesi del mondo che hanno perso la vita nei tre attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. Con questa cerimonia voi rendete onore non solo alle vittime innocenti di questi attacchi, ma anche a tutti coloro che sono rimasti feriti o sono stati uccisi nel vostro paese, in Inghilterra, in Spagna, a Beslan e in qualsiasi altra parte del mondo dove un estremista abbia pensato di cambiare la politica attraverso il terrorismo.
Penso che nessuno di noi potrà mai dimenticare ciò che è accaduto l’11 settembre. Le immagini, i suoni e le emozioni di quel giorno sono ancora vivi, come se non fossero mai passati quattro anni. I miei colleghi che a quell’epoca lavoravano al Consolato degli Stati Uniti a Milano non potranno mai dimenticare le candele, i fiori, i poster, le messe solenni e la sensazione di non essere soli. L’amicizia che da sempre lega l’Italia agli Stati Uniti è stata sentita e apprezzata come non mai nei giorni successivi all’11 settembre 2001. Ci siamo sentiti parte della vostra famiglia, ci avete fatto capire che le nostre vittime erano anche vostre. Commemorando quei giorni terribili ci avete ricordato che l’Occidente è uno, mai diviso.
È importante ricordare insieme queste vittime. L’aiuto, la speranza e l’amicizia generati dall’11 settembre 2001 hanno unito il mondo nell’opposizione al terrorismo e hanno dato a noi e alle nostre famiglie il coraggio di affrontare il disastro, di pensare ad un futuro migliore e di progredire verso quel futuro. Mentre guardavano verso quel futuro, l’Europa e gli Stati Uniti hanno ancora una volta dedicato la loro alleanza alle virtù e ai valori che insieme consideriamo fondamentali: la libertà, i diritti civili e la legge. Queste virtù democratiche avrebbero poi rappresentato la base per la lotta alla violenza e all’intolleranza.
Sono passati quattro anni e oggi, a ben guardare, i semi della democrazia hanno cominciato a germogliare in terre che nessuno avrebbe detto fertili. L’Afghanistan si prepara alle elezioni, gli Iracheni hanno stilato una loro Costituzione e si preparano a ratificarla. Dopo il ritiro di Israele da Gaza si intravvede la possibilità di un governo democratico in Palestina, fatto inimmaginabile solo un anno fa. Il Libano sta recuperando la propria sovranità nazionale grazie al coraggio di centinaia di migliaia di persone in marcia, che hanno rischiato al la propria vita per sollecitare il ritiro della Siria. In Egitto si sono appena concluse le prime elezioni presidenziali multi partitiche. In Kuwait le donne hanno ottenuto il diritto di voto. Assistiamo con ottimismo alla nascita di nuovi governi legittimi.
Due settimane fa il mio paese ha subito un nuovo attacco e questa volta da parte della forza della natura. L’uragano Katrina ha distrutto una larga parte della costa della Louisiana, del Mississippi e dell’Alabama, e ha messo a ferro e fuoco la città di New Orleans. Mentre ancora eravamo sbigottiti dalle conseguenze di questa tragedia, l’Italia e il mondo erano già al lavoro per cercare di portare aiuto ai nostri disperati. Un jet italiano è stato tra i primi ad arrivare sulle aree del disastro portando generatori, pompe, sistemi di depurazione per l’acqua e materiale medico. Ad oggi, quasi 105 paesi e 11 organizzazioni internazionali hanno mandato aiuti alle zone del Golfo del Messico. Tra questi, tutti i nostri alleati della NATO e alcune nazioni che hanno potuto sperimentare la solidarietà dell’America quando ne hanno avuto bisogno: lo Sri Lanka, l’Armenia, l’Azerbaijan e l’Ecuador. Privati cittadini di tutto il mondo hanno fatto generose donazioni alle
Croce Rossa e alla Caritas per aiutare le persone della regione, molte delle quali non potranno tornare al lavoro per un anno o più. Insieme, il mondo ricostruirà New Orleans e la costa del Golfo del Messico.
Oggi, con umiltà e gratitudine, in rappresentanza dei cittadini americani, io sono qui per ringraziarvi. Vi ringrazio per esserci stati vicini l’11 settembre 2001 e nei giorni bui che l’hanno seguito. Vi ringrazio per il ruolo chiave che avete ricoperto nella ricostruzione dell’Afghanistan e in Iraq. Vi ringrazio per l’aiuto dato alle vittime dell’uragano Katrina. Non dimenticheremo mai la vostra solidarietà.
Il nostro lavoro non è ancora finito. Guidati dall’esempio di coloro che hanno dato la vita perché altri potessero essere liberi, siamo tutti chiamati ad agire per il cambiamento, a costruire un mondo migliore, più pacifico e più democratico. In nome di tutte le vittime, siano esse cadute l’11 settembre 2001 a New York, a Washington e in Pennsylvania o in altri vili attacchi terroristici che hanno strappato vite innocenti in tutto il mondo, dobbiamo essere uniti per combattere la violenza e l’intolleranza con i valori democratici. Insieme creeremo un mondo migliore.
Grazie.
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