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Saluto del Vice Console per Public Affairs |
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ignore e signori, gentili ospiti, illustri speaker – a nome del Consolato Americano di Milano, mi congratulo con l’Università Bocconi e l’Associazione Culturale Musica Oggi per aver organizzato questo convegno che esamina approfonditamente la vita e l’opera di Charlie Parker. Sono lieto della partecipazione dei miei connazionali esperti di Jazz, Scott De Veaux dell’Università della Virginia, Henry Martin e Lewis Porter di Rutgers. Benvenuti in Italia.
Una delle missioni più importanti del Consolato degli Stati Uniti, al di là della politica estera, è quella di accrescere la vicendevole comprensione tra gli Stati Uniti e l’Italia, che ospita la nostra missione diplomatica. I programmi culturali costituiscono uno dei canali privilegiati per far conoscere al pubblico internazionale la storia, la società, l’arte e la cultura degli Stati Uniti in tutti i suoi molteplici aspetti. Questi programmi evidenziano la creatività e il dinamismo della società americana e il ruolo cruciale giocato dalla diversità nel raggiungere i suoi successi. Risulta evidente da questi programmi anche il rispetto che gli Stati Uniti portano ad altre culture. Per questo siamo stati lieti di finanziare l’Associazione Culturale Musica Oggi e in particolare di favorire la partecipazione degli speaker americani a questa conferenza. La cultura americana non è solo Hollywood, i fast food e il rock. Negli Stati Uniti ci sono 1,200 orchestre sinfoniche, 425 teatri stabili, 400 compagnie di danza e 117 teatri d’opera. Come si vede, negli Stati Uniti le cosiddette arti classiche godono di ottima salute. Naturalmente, il genere musicale noto come Jazz rappresenta il contributo più duraturo e affascinante alla cultura. Il termine stesso esprime le qualità che vengono più spesso associate all’America: spirito libero, innovazione e avventura. E come gli Stati Uniti, anche il Jazz è un melting pot di culture, stili musicali e tradizioni etniche. Charlie “Yardbird” Parker è stato un incredibile sassofonista riconosciuto il tutto il mondo per le sue doti di improvvisatore innovativo e di splendido solista. In suo onore, vorrei concludere con una sua famosa frase “don’t play the saxophone, let it play you”. Su questo concludo e vi lascio alla conferenza. Buon lavoro e grazie. |
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