The Landmarks of New York
A
ssessori Morchio e Borzani, Autorità presenti, signori Bruzzo, distinti ospiti, Agente Consolare Saiano, signore e signori, cari amici – sono molto felice di essere qui oggi all’inaugurazione di The Landmarks of New York, una mostra sponsorizzata dall’ufficio culturale del Dipartimento di Stato a Washington e promossa dalla Missione Diplomatica Stati Uniti d’America in Italia.
Nel mio ruolo di Console Culturale della medesima, voglio subito dirvi che siamo davvero entusiasti di inaugurare questa mostra sull’architettura della città di New York, e di vederla proprio qui a Genova, città così cara a molti americani per ragioni che voi genovesi conoscete bene.
Voglio ringraziare i signori Elena e Matteo Bruzzo, mecenati di Palazzo Lomellino, per aver voluto ospitare questa mostra, la Regione Liguria e il Comune di Genova per il loro patrocinio e contributo organizzativo, il FAI e tutti coloro che hanno permesso che questo progetto si realizzasse. Spero che molti italiani, turisti stranieri e studenti vengano qui ad ammirare questa parte così significativa della storia dell’architettura americana fatta di immagini che hanno reso famosa e unica una città così amata. Una città che ha visto così tanti immigrati italiani approdare lì via nave in tempi passati, e influenzare poi profondamente la cultura e la storia degli Stati Uniti. Una delle fotografie che vedrete è infatti quella di Ellis Island, il punto d’arrivo dove si radunavano gli immigrati stranieri, e che ora ospita un museo sull’immigrazione.
La mostra The Landmarks of New York, che toccherà tutte le principali capitali europee per un tour internazionale per tutto il 2006 e 2007, è la storia autorevole e la guida alle strutture architettoniche più caratteristiche della città di New York. I landmarks sono edifici privati e monumenti, sia storici che recenti, che possiedono un valore speciale, storico, culturale o estetico e che non possono essere alterati, modificati o ricostruiti senza l’approvazione di una commissione specificamente designata. Questi luoghi caratterizzano la città e danno al visitatore il colpo d’occhio immediate e lo spirito di quel particolare punto.
Alcune fotografie della mostra The Landmarks of New York.
Vedrete monumenti ben noti come la Statua della Libertà e il Ponte di Brooklyn ma anche strutture minori quali il “Little Red Lighthouse” (il Piccolo Faro Rosso) a Manhattan, l’unico faro sull’isola; Il Poe Cottage, nel Bronx, che è la casa dove si pensa che il poeta Edgar Allan Poe abbia scritto “Annabel Lee”, dopo la morte dell’adorata moglie.
The Landmarks of New York descrive anche l’impatto che l’architettura e la preservazione della città hanno avuto sul resto del paese.
La curatrice della mostra, Barbaralee Diamonstein-Spielvogel spiega che “Negli ultimi 40 anni, con la legge che ha trasformato il processo di conservazione da una serie di operazione di salvataggi da incendi ad una parte integrante del governo della città, New York è diventata l’esempio conduttore dei lavori di conservazione. I palazzi più antichi delle nostre città ci permettono di visualizzare il passato poichè sono veri e propri esempi preservati nel tempo a testimonianza per il futuro.”
Le fotografie infatti mostrano palazzi costruiti nell’arco di 320 anni a partire dalla costruzione del 1641 del Pieter Claesen Wyckoff House fino al palazzo della Ford Foundation la cui costruzione è iniziata nel 1963.
Queste immagini dunque testimoniano dell’importanza della vita e dei tempi di una città americana dalle sue origini attraverso il periodo coloniale, i primi tempi della nazione fino al suo sviluppo come metropoli.
Inoltre, la mostra enfatizza il ruolo dell’architettura nella vita civica e nazionale. I tipi di edifici fotografati rappresentano istituzioni e idee che gli americani amano molto.
Illustrando il legame tra architettura e altri aspetti della vita nazionale, possiamo notare per esempio la fotografia dell’Asch Building, dove nel 1911, circa 146 operai di una fabbrica tessile persero la vita nel famoso rogo di Triangle Shirtwaist, un evento che portò all’introduzione di nuove riforme e leggi per la protezione dei lavoratori.
Eventi collaterali a Palazzo Tursi.
Siamo quindi molto felici di aver portato a Genova questa mostra a pochi mesi da un’altra importante mostra, “Sacred Legacy” di Edward Curtis, un fotografo statunitense che ha fotografato i nativi americani, mostra che il Comune di Genova ha ospitato nello splendido Castello d’Albertis da dicembre 2005 a marzo di quest’anno.
Entrambe queste iniziative dimostrano quanto è importante Genova per noi da un punto di vista culturale e quanto ci teniamo ad essere presenti in questa vostra città con il meglio della nostra cultura.
Grazie, congratulazioni a tutti e buona mostra!
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