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Consolato Generale degli Stati Uniti d'America a Milano

Intervento del Console per Public Affairs
David Bustamante
Università di Trieste – Polo Universitario di Gorizia

12 aprile 2005

     


S ignore e Signori, grazie per il vostro caloroso benvenuto. Vorrei ringraziare il Professor Meyr per avermi invitato a parlare con voi oggi e per avere organizzato questo grande pubblico. Ringrazio anche gli studenti per la loro partecipazione. Essere qui oggi mi fa ripensare ai miei anni come studente, laureato in relazioni internazionali presso la Johns Hopkins School of Advanced International Studies – nota come SAIS–a Bologna. Mi ricordo della mia avida curiosità di conoscere meglio i paesi stranieri e la diplomazia vissuta in prima persona, e di trattare quanto prima le politiche governative. Perciò mi congratulo con voi per essere arrivati fino a questo punto. Oggi mi auguro di offrirvi almeno un diversivo dal vostro solito programma scolastico, se non forse di proporvi un’analisi del processo di politica estera di un altro Paese. Voi siete i nostri futuri diplomatici e funzionari governativi, e sono lieto di avere l’opportunità di parlarvi della politica estera degli Stati Uniti nella seconda Amministrazione Bush.

Una Nuova Amministrazione
Come sapete, nel novembre 2004 negli Stati Uniti abbiamo avuto un’ elezione presidenziale molto serrata, in cui il Presidente Bush ha vinto la sua rielezione e il suo partito, il Partito Repubblicano, ha aumentato la propria maggioranza al Senato e alla House of Representatives. Questa maggioranza al Congresso è importante poichè accresce la capacità del Presidente di attuare il suo programma di politica interna e di politica estera. Dal giorno della loro elezione sia il Presidente Bush che il nuovo Segretario di Stato Condoleezza Rice, hanno fatto sapere che il buono stato delle relazioni transatlantiche è di massima importanza per la politica estera dell’Amministrazione ed entrambi i personaggi hanno scelto l’Europa per le loro prime visite ufficiali all’estero. Il nostro nuovo Vice Segretario di Stato Robert Zoellick, già US Trade Representive (Rappresentante per le Relazioni Commerciali), che come il segretario Rice ha una notevole esperienza europea, ha appena concluso un tour di 14 nazioni europee, che ha anche rappresentato il suo primo viaggio all’estero da quando ha assunto l’incarico, alla fine di maggio. Inoltre questa Amministrazione ha rinnovato l’enfasi tradizionale dell’America sulla globale diffusione della democrazia, dei diritti umani e della libertà – tutti valori che noi sappiamo essere originati in Europa Occidentale e per i quali cerchiamo il supporto e la collaborazione dell’Unione Europea. Quindi, vi assicuro che siamo molto impegnati nelle Ambasciate e nei Consolati [americani] in questo continente, per rendere la partnership transatlantica il più forte possibile.

Un Nuovo Rappresentante Locale
Più tardi spero di ricevere delle domande da voi, a conclusione del mio discorso. Ma per iniziare la nostra discussione, vorrei parlare brevemente di me. Come avete sentito nella mia introduzione, sono responsabile per le relazioni con la stampa, gli affari culturali, e i programmi di scambio in ambito culturale e accademico presso il Consolato degli Stati Uniti di Milano. In qualità di funzionario per Affari Pubblici, riporto ad una struttura nella sede del Dipartimento di Stato a Washington, D.C., diretta dal Sottosegretario del Dipartimento di Stato per la Diplomazia Pubblica e gli Affari Pubblici, Karen Hughes. Uno dei principali mandati dell’Ufficio per la Diplomazia Pubblica è di spiegare le politiche del Governo degli Stati Uniti ai pubblici stranieri, e di presentare la grande diversità e ricchezza culturale, che caratterizzano la società Americana. Sono arrivato in Italia lo scorso Agosto, ma questa è in realtà il mio terzo soggiorno in Italia. La prima volta, come ho detto prima, sono stato qui come “graduate” studente post-laurea presso il SAIS di Bologna dove ho incontrato mia moglie Karen. La seconda volta, verso la fine degli anni 80, come funzionario relativamente nuovo del Foreign Service, sono stato presso l’Ambasciata di Roma, dove è nato il mio primo figlio; ed ora sono a Milano, dove ho appena compiuto il mezzo secolo. Come potete vedere, mi piace stare in Italia e mi piace pensare che l’Italia ha avuto un posto speciale nella mia vita…ma questo non dovrebbe impedirvi di farmi qualsiasi domanda, anche le più insidiose! Non mi aspetterei niente di meno dagli studenti qui presenti.

Il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano
Poichè voi studiate diplomazia, desidero iniziare descrivendo brevemente la struttura della nostra Missione Diplomatica. L’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia a Roma, coordina le attività dei tre Consolati Generali di Napoli, Firenze e Milano, il più grande. Il Consolato Generale di Milano è una filiale dell’Ambasciata di Roma, ma a buon diritto, è anche una delle missioni diplomatiche regionali più grandi e più importanti per il Governo degli Stati Uniti. Il nostro impegno sull’ampio spettro di tematiche che interessano le relazioni Italia-Stati Uniti è unica per una filiale.

La promozione del libero scambio e degli investimenti, della prosperità economica e della sicurezza, sono al centro della nostra missione in Italia. Sia l’Ambasciatore Sembler che il mio Console Generale a Milano, la Signora Deborah Graze, dedicano molto tempo della loro giornata a promuovere opportunità di business che possono favorire la prosperità economica e un futuro migliore per gli Stati Uniti e per l’Italia. In nessun’ altra zona, comunque, questa Missione è più importante che nel Nord Italia. L’area geografica di responsabilità del Consolato di Milano comprende le regioni della Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto e la parte settentrionale dell’Emilia-Romagna, come pure il Trentino Alto Adige, la Valle d’Aosta e naturalmente il Friuli Venezia Giulia. Nel loro insieme in queste regioni sono rappresentate oltre l’85% delle società americane in Italia che incidono per più del 65% sul commercio bilaterale tra Italia e StatiUniti. Questi sono dati statistici molto significativi.

Quest’area del Nord Italia è anche il luogo dove risiedono oltre 30,000 cittadini statunitensi – e questo mi porta ad indicare un’altra delle nostre missioni fondamentali qui – il supporto a questi cittadini americani. Per i cittadini americani noi forniamo servizi consolari relativi ai passaporti e ai viaggi, informazioni sulla sicurezza nei viaggi, servizi notarili, registrazioni di nascite e di decessi e, sfortunatamente per alcuni, dobbiamo visitare i cittadini americani che si trovino in ospedale o in prigione. Prestiamo anche ascolto alla comunità americana in merito agli affari locali, le condizioni economiche e la sicurezza. Inoltre offriamo assistenza ad oltre l milione e mezzo di turisti americani, che viaggiano nel Nord Italia durante l’anno. Questo è un compito gravoso, quindi impieghiamo ad aiutarci degli Agenti Consolari che operano individualmente, presso gli uffici di Trieste, Genova e Palermo. Recentemenet l’Ambasciatore Sembler ha annunciato il nostro progetto di aprire in estate una nuova Agenzia Consolare presso l’Aeroporto Internazionale Marco Polo a Venezia, per dare assitenza al grande flusso di turisti americani che vi si reca ogni anno.

Un altro segnale dell’importanza di questa regione per gli Stati Uniti è che il nostro Consolato di Milano assiste approssimativamente ogni anno un migliaio di VIP, di funzionari governativi di alto rango e di visitatori in soggiorno temporaneo. Questi dati comprendono fino a 20 Delegazioni del Congresso, che annualmente visitano l’Italia Settentrionale, per cui il Congresso presta molta attenzione a quest’area del mondo. I nostri membri del Congresso sono sempre interessati ad attività commerciali collegate ai loro distretti–che rappresentano gli interessi locali per gli americani–e ad eventuali opportunità per incoraggiare investimenti che dal Nord Italia possano arrivare nei distretti locali.

L’Ufficio Commerciale del Consolato, gestito da impiegati del nostro Dipartimento del Commercio, è uno degli uffici per gli Scambi Commerciali più attivi in tutta Europa e intrattiene relazioni con una varietà di imprese locali e con organizzazioni commerciali. Il Commercial Service fornisce una gamma di servizi alle società americane interessate al mercato italiano, come pure a ditte italiane che cercano prodotti e servizi americani. Mantiene un’agenda di eventi commerciali e di promozione del business molto attiva, che si concentra sull’assistenza delle piccole e medie imprese americane, che sono interessate ad entrare nel mercato italiano ed offre assistenza alle grandi aziende che cercare di trarre vantaggio dalla privatizzazione e dalla ristrutturazione in atto in Italia nelle telecomunicazioni, energia, sanità e in altri settori.

Il Consolato inoltre mantiene un ufficio del US Secret Service, un’importante agenzia del US Department of Homeland Security. I Servizi Segreti statunitensi sono più conosciuti per la loro responsabilità nella protezione del Presidente degli Stati Uniti. Ma ciò che molte persone ignorano, è che lo US Secret Service è anche responsabile per le investigazioni relative al sistema monetario degli Stati Uniti. Nel Nord Italia, questo implica per la maggior parte la contraffazione e la frode con carte di credito. Come sapete, con la crescita di Internet, il furto di identità e la frode finanziaria per via elettronica sono in allarmante aumento in tutto il mondo e stanno diventando un serio problema dal punto di vista economico e di applicazione della legge, che richiedono la nostra collaborazione. A volte queste investigazioni coinvolgono anche interessi aziendali italiani. Perciò il Secret Service lavora a stretto contatto con le forze di polizia dei nostri partner italiani per mantenere l’integrità dei nostri rispettivi sistemi finanziari – e sono particolarmente occupati in questa parte dell’Italia.

Altri uffici del Consolato lavorano per gestire le relazioni economiche, politiche e militari; collaborano agli sforzi internazionali contro la droga; mantengono relazioni conla stampa, il mondo universitario e le organizzazioni culturali; fungono da intermediari per azioni giudiziarie; e gestiscono le nostre operazioni amministrative.

La Cooperazione Anti-Terrorismo
Noi manteniamo – come è logico – un rapporto di collaborazione molto stretto con il Governo Italiano su una varietà di tematiche inerenti sicurezza, incluso l’Anti-Terrorismo. L’anti-terrorismo non è una tematica di parte; essa riguarda tutti noi, comprese la comunità degli affari e quella accademica. Non ho dubbi che la nostra tradizionale stretta collaborazione sui temi della sicurezza continuerà nonostante di tanto in tanto appaiano sulla stampa articoli che dicono il contrario.

A tutt’oggi, il nostro obiettivo primario in politica estera è di vincere la Guerra al Terrorismo. Noi l’attuiamo attraverso la difesa, lo sviluppo e la diplomazia – quelli che noi indichiamo come i tre pilastri della nostra strategia per la sicurezza nazionale. Il Presidente Bush ha dichiarato in un discorso alla National Defense University l’8 Marzo, ch eper prevenire gli attacchi su suolo americano, dobbiamo perseguire una politica di partnership e cooperazione all’estero. L’impegno di garantirci assistenza straniera contro il terrorismo è la nostra prima linea di difesa per la protezione del Paese, come pure del personale e delle strutture americane all’estero.

La Strategia Nazionale per Combattere il Terrorismo emanata dal Presidente elenca quattro principali obiettivi:

  • Sconfiggere le organizzazioni terroristiche che si estendono in tutto il mondo, attaccando i loro santuari, la leadership, le finanze, i comandi, i sistemi di controllo e le comunicazioni.
  • Negare ulteririori sponsorizzazioni o aiuti e rifugi ai terroristi, cooperando con altri stati per agier contro queste minacce internazionali.
  • Diminuire le condizioni di base che i terroristi cercano di sfruttare, convincendo la comunità internazionale a concentrare i propri sforzi e risorse sulle aree più a rischio.
  • Difendere gli Stati Uniti, i suoi cittadini e gli interessi americani in patria e all’estero.
La collaborazione con i governi stranieri, e quindi la diplomazia, sono fondamentali se vogliamo conseguire tutti questi obiettivi.

Il Finanziamento del Terrorismo
A Milano, nella capitale italiana della finanza, un tema che il Consolato considera di massima importanza, è la creazione di strategie di collaborazione per combattere il finanziamento del terrorismo. Questo aspetto rimane una componente cruciale della Guerra al terrorismo, poichè i gruppi terroristici hanno bisogno di fondi per arruolare nuove reclute, addestrarle, dotarle di armi e per agire.

Privando questi gruppi dei loro fondi, abbiamo maggiori possibilità di identificare, distruggere, perseguire legalmente e quindi sconfiggere i terroristi. Un modo in cui il Governo degli Stati Uniti combatte il finanziamento del terrorismo è attraverso programmi specifici amministrati dal Dipartimento di Stato, volti a sostenere la capacità autonoma di paesi stranieri di combattere localmente il terrorismo. Anche il Terrorist Finance Working Group (TFWG) un gruppo di lavoro interdipartimentale del Governo degli Stati Uniti, presieduto dal Dipartimento di Stato, coordina, sviluppa e impartisce addestramento e assistenza tecnica a quei paesi che necessitano particolarmente di sostenere i loro regimi impegnati nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

Oltre alla collaborazione bilaterale, gli Stati Uniti si sono attivati con determinazione nei confronti delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali affinchè queste adempissero ai loro obblighi antiterrorismo per effetto della Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Risoluzione 1373 impone che gli Statisiano concordi fra altre cose nel ”negare approdi sicuri a coloro che finanziano, progettano, sostengono o commettono atti di terrorismo, o a coloro che offrono protezione.” Noi abbiamo utilizzato il nostro seggio permanente presso il ComitatoAnti-Terrorismo delle Nazioni Unite per assicurarci che tengano sotto stretta sorveglianza l’attuazione di questi obblighi da parte degli Stati Membri.

Inoltre collaboriamo con altri paesi donatori, inclusa l’Italia, al Gruppo di Azione Anti-Terrorismo, un forum iniziato al G8 per “donatori” [di azioni] anti-terrorismo, per coordinare e incrementare l’assistenza anti-terrorismo rivolta a paesi ad alto rischio – che include la crezione di un sistema giuridico di base, assistenza legislativa e assistenza per la sicurezza dei confini.

Azione Multilaterale
Gli Stati Uniti non sono impegnati soltanto in forum multilaterali sui temi della lotta al terrorismo. Come potrete vedere, lavoriamo con un approccio multilaterale per favorire lo sviluppo, cooperiamo a livello internazionale per combattere il traffico di esseri umani e il virus dell’AIDS e per assicurare la protezione dell’ambiente.

L’America ha gli stessi obbiettivi di 25 anni fa: mantenere la pace, promuovere la democrazia e la libertà, proteggere gli innocenti e diffondere il miglioramento delle condizioni economiche e lo sviluppo compatibile. Ma 25 anni fa, prima che molti di voi nascessero, era in corso la Guerra Fredda. Oggi, combattiamo una guerra contro il terrorismo, l’AIDS e i trafficanti di esseri umani. È difficile immaginare le sfide che la vostra generazione si troverà ad affrontare nei prossimi 25 anni. La politica estera deve adattarsi alle nuove minacce che si presentano nel corso del tempo.

Mentre optiamo per un approccio unilaterale come ultima risorsa sui temi della sicurezza, ci sforziamo di far fronte alle crisi attraverso alleanze multilaterali, come la NATO, un’organizzazione che il presidente Bush ha definito l’alleanza multilaterale di maggior successo nella storia mondiale. Inoltre, affrontiamo molti problemi attraverso le organizzazioni internazionali, prime fra tutte le Nazioni Unite e le loro diverse agenzie. Su problemi specifici, all’occorrenza creiamo nuove partnership. La guerra al terrorismo ne è un buon esempio insieme all’immediato sforzo coordinato in risposta allo tsunami che ha colpito l’Asia.

In quest’epoca di nuovi problemi e nuove allenze verrebbe da chiedersi quando prevalga il ricorso ad organismi internazionali e quando si prediliga l’approccio bilaterale. Dopo tutto, è più semplice trovare un’intesa con un altro paese invece che mettere d’accordo 191 singole nazioni, tenuto conto dei diversi interessi nazionali e delle diverse percezioni del problema. Ciò nonostante, ci pare spesso che la cooperazione multilaterale valga la pena di essere perseguita.

Ecco quattro buone ragioni per farlo:

Primo: minacce e crisi globali richiedono spesso soluzioni globali. Il terrorismo, di cui ho già parlato, la non-proliferazione nucleare, l’AIDS, i disastri ambientali, il traffico di droga non conoscono confini. Accordi a livello multilaterale e regionale costituiscono il modo più efficace per proteggere la gente da queste minacce. Ma la creazione di una rete sufficientemente vasta da permettere di affrontare questi problemi richiede tempo. Sono necessari forum internazionali dove tutte le nazioni possano discutere e contribuire ad una soluzione comune.

Secondo: i programmi migliori per far avanzare i nostri valori di libertà, democrazia e prosperità sono, di solito, quelli più ampi. Come ha detto il presidente Bush, la democrazie e le libertà sono diritti che tutti, non solo gli americani,hanno fin dalla nascita. È nostra convinzione che libertà, democrazia e sicurezza si rafforzano a vicenda.“La sicurezza mondiale,”ha detto il presidente Bush nel discorso alle Nazioni Unite lo scorso autunno risiede “nel progresso dei diritti dell’umanità.” A fronte dei molti che vivono ancora sotto l’oppressione della tirannia, cui sono negati i diritti umani fondamentali, che soffrono per l’estrema povertà, sono necessari forum in cui sostenere la libertà, la democrazie e i diritti umani di fronte ai paesi ancora privi di democrazia. All’interno di molti organismi internazionali stiamo facendo proprio questo.

Terzo: le organizzazioni multilaterali possono rappresentare il modo più efficace per stabilire standard internazionali, sia per quanto riguarda il comportamento, sia rispetto ad alcune necessità come la distribuzione della posta. Si parla raramente, per esempio, dell’Unione Universale delle Poste. Eppure questa è la ragione per cui le nostre lettere ed i nostri pacchi arrivano dove desideriamo, a un costo ragionevole, nonostante i diversi sistemi postali nazionali e le differenti infrastrutture create per la distribuzione della posta. Altri esempi di cooperazione internazionale sono l’Organizzazione Navale Internazionale o l’Organizzazione Internazionale dell’Aeronautica Civile. Sono fondamentali nel far sì che tutte le nazioni rafforzino i propri standard per la sicurezza in modo che noi possiamo viaggiare più sicuri per mare e nei cieli anche in questi giorni di minaccia terroristica.

Quarto: le organizzazioni multilaterali sono un modo efficace per utilizzare le nostre risorse al meglio. Gli Stati Uniti, dobbiamo riconoscerlo, non possono fare tutto o essere dappertutto. Non disponiamo di risorse illimitate. In questi tempi difficili la responsabilità principale del governo è di essere pronto a rispondere in modo rapido ed efficace a ogni nuova minaccia. L’amministrazione delle nostre risorse, militari, monetarie, ambientali o tecnologiche, diventa vitale.

Ecco qualche esempio.

Il Multilateralismo degli Stati Uniti
Sono sicuro che molti di voi hanno sentito parlare del World Food Program, che ha sede a Roma. Il programma distribuisce aiuti alimentari alle vittime di conflitti, guerre e calamità naturali. Si tratta di una delle migliori organizzazioni delle Nazioni Unite. Nel 2003 il World Food Program aveva sfamato 104 milioni di persone, tra cui la maggior parte dei profughi di tutto il mondo. Gli Stati Uniti non avrebbero potuto compiere da soli questo lavoro, ma è altrettando vero che il World Food Program non avrebbe potuto funzionare senza gli Stati Uniti, che nel 2003 avevano contribuito al 57 % dei fnanziamenti.

L’UNICEF è un’importante organizzazione che opera per la salvaguardia della vita dei bambini. I casi di poliomielite sono diminuiti del 99% nella vostra epoca. La maggior parte dei casi che ancora si verificano si trovano in Africa dove l’UNICEF ha iniziato un’importante campagna di vaccinazioni. Più di un milione di operatori sanitari in 22 paesi lavora porta a porta sperando di vaccinare 100 milioni di bambini e di eliminare per sempre la polio. Nel 2003 abbiamo destinato all’UNICEF un quarto del totale dei finanziamenti governativi.

Oggi i finanziamenti degli Stati Uniti coprono il 27 % del budget delle Nazioni Unite destinato al peacekeeping. Inoltre forniamo trasporti e supporto logistico e consultivo alle missioni, compresa quella italiana in Afghanistan. Inoltre ci impegniamo ad assicurare che, dall’inizio, le operazioni di peacekeeping abbiano le giuste dimensioni, un mandato realizzabile e siano equipaggiate per la bisogna.

Nel complesso facciamop arte di 60 organizzazioni internazionali, ma sono le Nazioni Unite ad assorbire la maggior parte del nostro tempo. Gli Stati Uniti contribuiscono il 22% del budget regolare delle Nazioni Unite, un budget che è andato crescendo negli ultimi anni.

La Riforma delle Nazioni Unite
Le Nazioni Unite sono un sistema molto vasto e complesso e, noi crediamo, non sempre efficace come potrebbe essere. Le diverse agenzie che le costituiscono si trovano a fare i conti con un’agenda sempre più ampia, programmi che si sovrappongono, a volte con poca trasparenza e poco senso di responsabilità nei confronti dei paesi che sopportano il peso maggiore del lavoro da fare. Di conseguenza, le Nazioni Unite si trovano a fronteggiare una lunga lista di accuse imbarrazzanti nei confronti dei propri funzionari.

Per questa ragione si parla molto di una riforma delle Nazioni Unite. Di fatto, questo è anche il motivo per cuimolti americani si chiedono se il compito delle Nazioni Unite non sia esaurito. Posso dirvi che il Presidente Bush e il Segretario di Stato Rice credono che le Nazioni Unite siano un forum vitale in cui affrontare le minacce alla pace e alla sicurezza. Noi siamo favorevoli al programma di riforma proposto di recente dal Segretario Generale Annan e all’espansione del Consiglio di Sicurezza. Tant’è vero che abbiamo candidato a New York uno dei nostri diplomatici più combattivi, l’Ambasciatore John Bolton, per assicurarci che tutto proceda come deve. Siamo in attesa della conferma della candidatura.

Commercializzazione della Ricerca
Vorrei parlare brevemente del nostro lavoro in questa regione e della nostra agenda di politica economica. L’autunno scorso il nostro Console Generale ha partecipato ad un’eccellente conferenza a Venezia, organizzata dal governo italiano e da quello americano. Ci piace citarla come un esempio del modo in cui i governi, il mondo del business e l’università possono lavorare insieme. La conferenza aveva per tema la promozione e la commercializzazione della ricerca universitaria e dello sviluppo. Gli speaker italiani e quelli americani si sono confrontati su quali siano i metodi migliori in questo ambito. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, si è parlato della legge Bayh-Dole del 1980. Si tratta di una riforma delle modalità di commercializzare negli Stati Uniti progetti di ricerca e sviluppo finanziati dal goverrno. Grazie a questa legge i brevetti sviluppati da ricercatori universitari che hanno lavorato su progetti sponsorizzati dal governo sono passati nelle mani delle università, che li possono commercializzare. Questa legge è considerata una delle norme più importanti nella storia della nostra economia. Ciò che è emerso dalla conferenza di Venezia è il fatto che i governi, le università e il mondo del business POSSONO creare parnership produttive e che il mondo del business DEVE essere incoraggiato a investire in ricerca e sviluppo.

Cooperazione Economica
Come vedete, negli Stati Uniti anche le università hanno buoni motivi per difendere la proprietà intellettuale. In Italia, cooperiamo con settori del mondo del business e del governo per proteggere la proprietà intellettuale, oltre a cooperare a livello bilaterale su altri importanti temi, come la rimozione di vincoli burocratici, la promozione degli standard nel settore dei servizi e l’educazione sulle biotecnologie e la sicurezza alimentare. Lo facciamo soprattutto incoraggiando accordi tra pubblico e privato e collaborazioni con l’università. Affrontiamo la maggioranza di questi problemi in forum multilaterali, soprattutto a livello di Unione Europea, dove abbiamo una missione molto importante ed attiva.

Cooperazione Economica tra Stati Uniti e Unione Europea
Ho qualche domanda per voi. Come possono Stati Uniti e Unione Europea promuovere l’integrazione economica a livello transatlantico? Come possiamo stimolare l’innovazione e creare lavoro? Come possiamo realizzare al meglio il potenziale delle nostre economie e delle imprese sulle due sponde dell’Atlantico? Come possiamo essere all’altezza delle nostre responsabilità in campo umanitario e assicurare che le nostre politiche economiche siano un aiuto e non un danno per i paesi in via di sviluppo? Negli Stati Uniti siamo convinti che i governi non possano affrontare tutto ciò da soli. Crediamo che il settore pubblico non possa avere successo senza che il privato giochi un ruolo forte e senza gli input che provengono dalle ONG e dalle comunità locali. Per questo motivo, sosteniamo le partnership tra pubblico e privato e traiamo insegnamenti dal mondo dell’industria, in modo da poter meglio definire le nostre politiche per il bene dei cittadini del mondo.

Per quanto riguarda i rapporti di diplomazia economica con l’Unione Europea, poniamo particolare enfasi sulle mutue responsabilità. In questo ambito, il progresso compiuto dall’Unione Europea rispetto all’Agenda di Lisbona ci sembra importante per rinvigorire le relazione economiche transatlantiche e pertanto lo incoraggiamo.

Aiuti allo Sviluppo
Sul fronte dello sviluppo internazionale, che, come ho detto, costituisce uno dei tre pilastri su cui si base la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, puntiamo a fare di più focalizzando meglioil notro contributo. A questo scopo abbiamo creato il Millennium Challenge Account. Il Presidente Bush ha inaugurato questa interessante e nuova iniazitiva di assistenza allo sviluppo nel 2003. La strategia che sta alla base dell’iniziativa è legare MAGGIORI contributi da parte delle nazioni sviluppate ad una MAGGIORE responsabilizzazione delle nazioni in via di sviluppo. Parlo di “maggiori” contributi dato che gli Stati Uniti hanno aumentato il proprio contributo ufficiale per l’assistenza allo sviluppo dai 10 miliardi di dollari del 2000 ai 19 miliardi del 2005. Questo fa di noi la sola nazione ad aver raggiunto e in anticipo sulle scandenze l’obbietivo che si era data nel Summit delle Americhe di Monterrey.

Il Millennium Challenge Account si basa sulla constatazione che gli aiuti stranieri funzionano meglio in paesi che si siano già dotati di politiche per la riduzione delle povertà e la crescita economica: buon governo, investimenti nella sanità e nell’istruzione, creazione di un ambiente favorevole all’impresa. Già oggi questo programma paga. Nel luglio scorso, 70 paesi si sono candidati a un programma di assistenza e 16 hanno già presentato le loro porposte. In dicembre la Corporation ha reso nota al Congresso la propria intenzione di negoziare Compacts con quattro potenziali partner: Georgia, Honduras, Madagascar e Nicaragua. Va notato che dall’annuncio degli indicatori di performance nel 2003, il numero medio dei giorni necessari per avviare un’impresa è passato nei paesi candidati al programma da 61 a 46. Inoltre, molti paesi hanno afforntato la piaga della corruzione, uno dei principali indicatori di performance e stanno compiendo degli sforzi per risolvere il problema della corruzione a livello governativo. Di recente, il ministro delle finanze del Bangladesh ha proposto un serio programma di lotta alla corruzione citando l’esclusione dal Millennium Challenge Account come esempio specifico dell’alto prezzo pagato dal paese per il fatto di essere noto come corrotto. Siamo molto entusiasti delle potenzialità di questa nuova iniziativa di sviluppo.

Protezione dell’Ambiente
La protezione dell’ambietne e la creazione di uno aviluppo globale sostenibile è un altro obbiettivo della nostra politica. Gli Stati Uniti ritengono che il miglior modo per affrontare il problema del cambiamento climatico sia attraverso una crescita economica che preservi l’ambiente per le generazioni future. Nonostante al decisione di non firmare il Protocollo di Kyoto il governo degli Stati Uniti resta fedele alla Convenzione sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite. Coerentemente con l’Articolo 3 della Convenzione la nostra politica sul cambiamento climatico combina azioni a breve termine, volte a ridurre le emissioni di gas serra, con il mantenimento della crescita economica in modo da poter migliorare gli standard di vita a livello mondiale. Per affrontare ilproblema del cambiamento climatico sarà necessario lo sforzo costante di tutte le nazioni nell’arco di molte generazioni. La riduzione delle emissioni di anidride carbonica richiederà lo sviluppo e l’utilizzo di di nuove tecnologie di trasformazione da implementare durante questo secolo.

Oggi vorrei sfatare il mito del disinteresse degli Stati Uniti per l’ambiente dimostrato dal fatto che, per diverse ragioni, non abbiamo firmato il Protocollo di Kyoto, che ci richiedeva di ridurre le emissioni di gas serra di circa il 35 percento in meno di otto anni: crediamo che ciò non sia fattibile. In secondo luogo e forse più importante, ci pareva che il Protocollo non facesse molto per incoraggiare la partecipazione globale necessaria ad affrontare sul lungo periodo questa sfida globale. Il trattato non prevedeva un taglio delle emissioni da parte dei paesi in via di sviluppo, alcuni dei quali, come Cina e India, saranno protagonisti di una rapida cresciata economica nei prossimi anni, crescita accompagnata da un aumento esponenziale delle emissioni di gas serra. Già oggi i prezzo del petrolio aumenta a causa dellacrescente domanda cinese. Dunque, cosa stiamo facendo? Per mantenere fede al nostro impegno verso l’ambiente stiamo portando avanti una serie di iniziative a livello nazionale e internazionale. Esse comprendono:
  • Stabilire programmi e incentivi a livello nazionale per raggiungere gli obbiettivi posti dal Presidente di ridurre i gas serra del 18 percento entro il 2012.
  • Fare uno sforzo ulteriore per sviluppare e immettere sul mercato tecnologie per la produzione di energia più pulita, in particolare l’idrogeno, che possano affrontare il problema del cambiamento climatico e promuovere nel contempo il benessere globale.
  • Attuare accordi regionali e bilaterali con importanti partner internazionali per programmi di ricerca sul cambiamento climatico e per la creazione di sistemi di monitoraggio, la collaborazione nell’ambito di tecnologie sull’energia e il contenenimento e l’esplorazione di metodi di monitoraggio e misurazione delle emissioni di gas serra.
  • Infine, la creazione di partnership internazionali e multilaterali come il Carbon Sequestration Leadership Forum, l’International Partnership for the Hydrogen Economy, il Methane to Markets Partnership, l’Earth Observation Initiative, il Generation IV International Forum per lo sviluppo di reattori nucleari all’avanguardia e il progetto internazionale per sfruttare l’energia della fusione nucleare (ITER).
Gl Stati Uniti stanno lavorando in questo ambito insieme ad alleati ed amici dei paesi sviluppati e di quelliin via di sviluppo. Siamo particolarmetne orgogliosi della nuova iniziativa Methane to Markets, che rappresenta un modello di come paesi sviluppati ed in via di sviluppo possano collaborare per ridurre le emissioni di quello che è il secondo gas serra per importanza e nello stesso tempo riuscire a farlo in modo proficuo, per aumentare le forniture di energia pulita e dare supporto allo sviluppo nazionale.

Tutte queste iniziative fanno parte del fondo di più di cinque miliardi di dollari che gli Stati Uniti spendono ogni anno in programmi scientifici e tecnologici sul cambiamento climatico. Molti di questi progetti sono frutto di collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Relazioni Transatlantiche: La Nostra Comune Agenda
Oggi, il Presidente degli Stati Uniti ha completato il secondo dei suoi primi due viaggi internazionali, nel corso del suo secondo mandato presidenziale. Oltre alla sua partecipazione al triste lutto per la morte di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, il Presidente Bush è venuto in Europa perchè la nostra alleanza transatlantica è la relazione politica ed economica più importante che gli Stati Uniti hanno oggi. Noi riconosicamo di aver bisogno della cooperazione e dell’abilità dell’Europa per portare a compimento il nostro porgamma di diffusione della pace e della democrazia nel mondo. Come ha sottolineato il Presidente Bush nel suo discorso inaugurale al popolo americano lo scorso gennaio: “Tutto ciò che noi cerchiamo di realizzare nel mondo richiede che l’America e l’Europa mantengano una stretta alleanza”.

Potete sentir parlare di differenze politiche fra gli Stati Uniti e i nostri alleati europei. Abbiamo anche delle controversie di un certo rilievo per quanto riguarda gli scambi commerciali, che a causa del poco tempo a mia disposizione, ho deciso di non affrontare in questa sede. Questo non ci deve meravigliare. Nessun paese è la fotocopia di un altro – abbiamo storie e priorità diverse. Ma molto spesso, come dimostra la guerra al terrorismo, i nostri valori e obiettivi sono gli stessi. Penso che abbiate visto un buon esempio di ciò durante la recente visita in Europa del Segretario di Stato Rice.

Quando il mio capo, il Segretario di Stato Condoleezza Rice, ha compiuto il suo primo viaggio in questa veste, in Febbraio, ha scelto specificamente di parlare a un gruppo di studenti, a Parigi, e ha spiegato il contesto politico per il nostro impegno: “La chiave per il nostro successo futuro sta nell’andare oltre un rapporto basato sulle minacce che ci accomunano e costruire una partnership più forte basata sulle opportunità che ci accomunano” ... “questo è un momento di opportunità senza precedenti per l’Alleanza Transatlantica. Se la ricerca della libertà nel mondo sarà il principio guida del ventunesimo secolo, potremo raggiungere risultati storici in termini di giustizia e prosperità, di libertà e pace. Ma un programma globale richiede una partnership globale. Quindi moltiplichiamo il nostro sforzo comune ... gli Stati Uniti apprezzano la sempre maggiore unità dell’Europa. L’America ha tutto da guadagnare da un’Europa più forte come partner per la costruzione di un mondo migliore e più sicuro. Quindi ognuno di noi porti le sue idee, la sua esperienza e le sue risorse...”

Democratizzazione nel Medio Oriente
Nel suo secondo mandato, il Presidente Bush ha fatto passi significativi per rinnovare l’alleanza transatlantica, e ha scelto relazioni economiche rinvigorite come motore di questa alleanza. Ha anche enfatizzato il ruolo dei princìpi democratici, dei diritti umani e del buon governo all’interno della nostra politica estera. Vediamo fin da ora i primi segnali che questa politca sta dando risultati positivi nel Medio Oriente – il popolo iracheno ha votato, l’Iraq si sta muovendo per instaurare il primo governo eletto democraticamente, e sta scrivendo una nuova Costituzione; l’Egitto ha cominciato a dirigersi verso un processo elettorale più democratico che includa i partiti all’opposizione; la Libia ha rinunciato al terrorismo e allo sviluppo di armi di distruzione di massa e stiamo per aprire una nuova Ambasciata a Tripoli; in Libano siamo incoraggiati dai segnali che riceviamo a credere in un governo che reclama la sua sovranità, ed entro breve elezioni democratiche eleggeranno un nuovo governo; e infine, elezioni democratiche indette dall’Autorità Palestinese hanno portato un nuovo governo che si sta impegnando a limitare la violenza e a portare l’autorità della legge. Non c’è mai stato momento più propizio di questo per risolvere il conflitto Israelo-Palestinese.

Le Relazioni con gli Stati Canaglia
Detto questo, non ci illudiamo. L’Amministrazione USA sa che ci sono sfide molto importanti davanti a noi. Le insurrezioni causate da Al Qaeda in Iraq non sono ancora state sconfitte, e stiamo ancora cercando di costruire un Afghanistan pacifico e prosepro, e con l’aiuto dei nostri alleati della NATO, siamo testimoni di alcuni successi. I regimi autocratici in Iran e Corea del Nord continuano a perseguire armamenti nucleari e minacciano i paesi confinanti. Trovare soluzioni diplomatiche a questi conflitti è la priorità di questa Amministrazione ed è anche lo sforzo giornaliero di larga parte del Dipartimento di Stato.

La nostra politica attuale nei confronti dell’Iran è quella di sostenere l’iniziativa dell’Unione Europea con incentivi economici e diplomatici affinchè l’Iran modifichi il proprio atteggiamento e allo stesso tempo fornisca ampie spiegazioni sulle proprie ricerche e sviluppo nucleari alla Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il Presidente Bush ha adottato questa politica dopo essersi consultato con i leaders dell’Unione Europea in Febbraio. Ciononostante, il Presidente ha detto chiaramente che non possiamo permettere all’Iran di sviluppare armamenti nucleari. Per quanto riguarda la Corea del Nord, noi siamo a favore di una Penisola Coreana denuclearizzata e crediamo che il modo migliore per ottenere questo risultato sia nel contesto delle trattative avviate in passato e che al momento sono in stallo. Stiamo incoraggiando il governo cinese a usare le proprie relazioni con il regime nord coreano per riportare questa nazione al tavolo delle trattative.

La Cina
Nononstante le nostre relazioni commerciali e la cooperazione con la Corea del Nord stiano crescendo, anche la Cina è per noi motivo di preoccupazione, sia per la lentezza nell’adottare standard internazionali nell’ambito della manodopera e della protezione dell’ambiente, sia nell’accettare l’importanza della difesa dei diritti della proprietà intellettuale, e in modo particolare per quanto riguarda la recente promulgazione da parte di Beijing di una legge anti-secessionista nei confronti di Taiwan. Questa nuova legge così ostile non aiuta a promuovere uno status quo pacifico. Il Governo degli Stati Uniti adotta una politica nei confronti di “una sola” Cina, ma promuove anche garanzie di sicurezza a favore del governo di Taiwan. Chiediamo che l’Unione Europea non tolga l’embargo di armi nei confronti della Cina.

Lo Studio negli Stati Uniti
Avviandomi verso la fine del mio intervento, voglio anche citare l’importanza dell’educazione internazionale, cioè dello studio all’estero.

Il mondo che voi erediterete è stato formato dagli scambi internazionali. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale, il progetto di ricostruzione che abbiamo chiamato Piano Marshall è stato accompagnato da uno sforzo altrettanto intenso in ambito culturale, formato dalle borse di studio Fulbright. Questo è stato creato per fare in modo che il leaders politici in tutta Europa e nel mondo conoscessero una realtà differente ma complementare alla loro. Dal 1948 ci sono stati più di 250,000 beneficiari di borse Fulbright – molti dei quali hanno dato contributi significativi nei loro paesi e nell’ambito dell’avanzamento della comprensione reciproca.

Oggi ci sono più di mezzo milione di studenti stranieri negli Stati Uniti. Ogni anno il Governo americano sponsorizza circa 35,000 partecipanti a programmi di scambio. L’anno scorso il Consolato di Milano ha rilasciato 3,000 visti per studenti e per partecipanti a programmi di scambi culturali provenienti dal Nord Italia. Questa cifra comprende alcuni dei qurantacinque borsisti Fulbright che mandiamo in media ogni anno negli USA, il che rappresenta un dieci per cento di aumento rispetto al 2002. E nonostante le misure di sicurezza attivate in seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il numero totale delle domande di visto per studio sta crescendo ancora e le procedure di emissione sono più veloci di prima dell’11 settembre. Vi chiediamo di aiutarci a diffondere il messaggio che stiamo cercando ancora tanti giovani italiani che vengano a studiare nelle nostre università, che prendano parte a scambi culturali e facciano ricerca negli Stati Uniti.

Conclusioni
Credo che la storia ci mostrerà che, in questi tempi così travagliati, gli Stati Uniti hanno dimostrato una notevole leadership globale. Come voi avete visto negli occhi e sulle dita degli uomini e donne che hanno votato, molti dei quail per la prima volta nelle loro vite nelle elezioni in Afghanistan e Iraq, noi siamo una luce di speranza per i tanti oppressi. Continueremo a difendere i vantaggi della democrazia e della libertà presso quei leaders che temono questi valori.

Vorrei concludere con un’ammonizione a coloro di voi che diventeranno diplomatici. Come anche per altre carriere, la diplomazia è un lavoro molto impegnativo. A volte vediamo subito i frutti del nostro lavoro, come è stato nel caso dei nostri sforzi per la democratizzazione. Altre volte dobbiamo aspettare alcuni decenni prima di vedere risultati concreti. Il Segretario di Stato Rice ama ricordare questo concetto quando parla della fine della Guerra Fredda. Quando l’Unione Sovietica è collassata, lei afferma, stavamo semplicemente raccogliendo i frutti dei nostri sforzi di promuovere la libertà, che erano stati intrapresi decenni prima dagli Stati Uniti e dai loro alleati democratici.

Voi siete i leaders di domani, e più di qualsiasi altra generazione, voi avete accesso ad una quantità illimitata di informazioni e di conoscenza. Non dipendete da altri – siano i media, i politici o gli accademici–per sapere quello che dovete pensare. Il mio consiglio è quello che voi possiate trovare sempre il tempo per distinguere l’apparenza dalla realtà, per riconoscere ciò che è attuale da ciò che sembra superato, separare la conoscenza vera e propria dalla saggezza tradizionale. Se fate ciò, prenderete le decisioni giuste nel vostro operato pubblico e nella vostra vita privata. Forse, così facendo, cambierete persino il corso della storia.

Per cui, cercate sempre la verità. Non lasciate che gli altri vi convincano che la libertà e la democrazia siano “relative”. Non smettete mai di credere che gli altri meritino le stesse libertà politiche, economiche, e sociali di cui voi godete nella mia adorata Italia. Abbiate il coraggio di sostenere le vostre opinioni anche se queste possono sembrare poco ortodosse. Il mondo che voi avete ereditato richiede dei pensatori liberi affinchè si possano trovare le soluzioni ai problemi di oggi e a problemi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Grazie ancora per avermi invitato qui oggi a parlare. Mi piacerebbe ora sentire i vostri commenti e sono pronto a rispondere alle vostre domande.

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