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Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano

Stati Uniti e Italia: Una Relazione Stabile e Duratura
Intervento all'Associazione Italo-Americana

di David Bustamante
Console per Public Affairs

Trieste, 11 aprile 2005

     


V i ringrazio molto per avere organizzato questo incontro presso la sede della Vostra associazione, in questa bellissima e storica città. Vorrei approfittare di questa occasione per parlarvi brevemente delle attuali relazioni tra i nostri due paesi.

Osservo l’Italia da 30 anni, da quando cominciai a studiare italiano all’University della California, Los Angeles, nel 1974. Feci anche un anno di master presso la sede di Bologna della Johns Hopkins University nel 1981-82. Dal 1987 al 1991 ho ricoperto la carica di vice addetto culturale all’Ambasciata di Roma, dove è nato il mio primo figlio Robert. Dal ‘91 al ‘94 sono stato responsabile dei rapporti con l’Italia per la United States Information Agency. L’anno scorso è stata un’emozione sapere che io e la mia famiglia saremmo ritornati in Italia, questa volta per lavorare e vivere a Milano.

Ne abbiamo sentito parlare da tutti i media: il tragico incidente in cui è morto Nicola Calipari e sono rimasti feriti Giuliana Sgrena e un funzionario italiano, ha segnato un momento drammatico dei nostri rapporti. Ma ho notato con piacere che, sia nel governo che nell’opposizione, si è capita la difficoltà estrema delle circostanze che hanno portato all’evento e che da entrambe le parti c’è la volontà di procedere ad un’investigazione congiunta. Vogliamo tutti sapere ciò che accadde sulla strada per l’aeroporto di Baghdad. Ed entrambe le parti si sono impegnate a continuare a lavorare per la pace e la democrazia in Iraq.

Questa reazione, cauta e meditata, ci dimostra che la relazione tra i nostri due paesi è talmente forte da poter resistere ad un momento duro come questo. Credo anzi si possa dire che questa relazione non sia mai stata così solida.

Lo stretto coordinamento politico delle nostre due amministrazioni ci ha dimostrato quanto i nostri rapporti siano maturi e cordiali. Ma credo che questo accadrebbe anche se fossero al potere altre forze politiche in uno o in entrambi i nostri paesi, e questo accade quando un rapporto si basa sulla condivisione dei valori. Come ha detto il Segretario Rice, la nostra relazione è “ampia, profonda e positiva”.

Abbiamo lavorato insieme per promuovere la pace e la libertà nel mondo e per aiutare la democrazia in Afghanistan e in Iraq. L’Italia mantiene un importante contingente che sta aiutando lo sviluppo dell’Afghanistan e il terzo più grande contingente in Iraq, che sta portando pace e normalità a una nazione che conosceva solo violenza e coercizione; l’aiuto italiano, il secondo più grande in Europa, sta contribuendo a ricostruire le infrastrutture in Iraq. All’interno del G8 cooperiamo per fermare la diffusione delle armi di distruzione di massa.

Noi crediamo che la democrazia sia contagiosa e questo ci ha fatto lavorare insieme al Forum per il Futuro, un’iniziativa multilaterale che vuole rafforzare la società civile in Medio Oriente e nel nord Africa, per far sì che i cittadini possano partecipare al processo politico nei paesi che si affacciano sulle coste meridionali e orientali del Mediterraneo. Questi sforzi cominciano a dare i loro frutti. È presto per proclamare la vittoria della pace e della democrazia nel Medio Oriente, ma assistiamo a dei segnali incoraggianti. Abu Mazen è stato eletto a capo dell’autorità palestinese a seguito di elezioni libere e corrette, e ha subito adottato politiche che potrebbero portare pace e prosperità al popolo palestinese. La Libya ha rinunciato al terrorismo e allo sviluppo di armi di distruzione di massa e sta normalizzando le relazioni con l’occidente. In Libano emergono segnali che il paese, in seguito a una enorme tragedia nazionale, si sta muovendo per riconquistare la propria sovranità. In Egitto il Presidente Mubarak ha indetto elezioni cui parteciperanno più partiti. Osiamo sperare che questa primavera porterà una rinascita dell’illuminismo e dell’apertura, della democrazia e della libertà in Medio Oriente e nord Africa.

Crediamo entrambi nel valore dell’individuo e questo ci permette ad esempio di lavorare insieme per fronteggiare il terribile flagello dell’AIDS in Africa.

Dopo il terrore dell’11 settembre 2001, cooperiamo a livello politico e operativo per proteggere le nostre comunità grazie all’azione congiunta delle nostre forze giudiziare e di polizia. Non passa giorno senza che io pensi alla solidarietà mostrata dall’Italia, quando guardo, sul davanzale del mio ufficio, le tre piante sopravvissute tra le centinaia che furono lasciate davanti al consolato di Milano nei giorni successivi all’11 settembre.

Crediamo anche che il genio individuale debba essere ricompensato e le iniziative aiutate a trasformarsi in attività produttive di successo. Crediamo nella creazione di piccole e medie imprese e ci fa piacere vedere quanto queste siano importanti per la ricchezza del nord-est. Favoriamo il libero commercio e siamo felici di assistere al fiorire degli scambi tra i nostri due paesi. Nel 2004 il valore totale degli scambi ammontava a 38 miliardi di dollari; ci piacerebbe vedere un incremento delle nostre esportazioni (le nostre esportazioni ammontano solo a 10 miliardi del totale mentre le esportazioni italiane negli Stati Uniti sono aumentate del 10% tra il 2003 e il 2004) ma comunque lo scopo principale resta l’aumento del volume totale, cosa di cui beneficierebbero entrambe le parti. Stiamo cooperando per mettere fine alle violazioni sui diritti di proprietà intellettuale e abbattere le barriere commerciali in entrambi i paesi per incoraggiare gli investimenti privati diretti. Le società americane continuano ad fare degli Stati Uniti il primo investitore non-europeo in Italia, con un totale di più di 14 miliardi di dollari di investimenti.

Sia il Presidente Bush sia il Segretario Rice hanno riconosciuto che dobbiamo lavorare a fianco degli alleati europei per raggiungere i nostri obiettivi comuni: diffondere la pace, la libertà economica e la democrazia. In questo sforzo l’Italia ha fatto da ponte, aiutandoci a capire la complessità della diplomazia e della politica europee e spiegando la nostra politica agli alleati europei. Insieme a loro, stiamo scrivendo un programma che diffonda a livello internazionale tutti i vantaggi di cui godiamo noi oggi e che si basano in larga misura sul pensiero dell’illuminismo europeo e americano: Maffei, Jefferson, Locke e Rousseau.

Il nostro accordo si basa su una profonda conoscenza reciproca. In Italia ci sono 17,000 militari americani, il secondo più grande contingente statunitense in Europa. Nel nord Italia vivono circa 30,000 americani. Un milione e mezzo di turisti partono dagli Stati Uniti per l’Italia ogni anno. Oltre ai moltissimi turisti italiani che partono per gli Stati Uniti approfittando del cambio favorevole, il 10 per cento degli americani – quasi 30 milioni di persone – dichiarano di avere origini italiane. Non sono sorpreso quindi di avere colleghi che si chiamano Derek Bottari, Ed Autelli, Ralph Falzone, Jimmy Di Caprio, David Capizola, e sta per arrivare anche Lenny Caputi.

Negli Stati Uniti, anche tra chi non ha origini italiane, esiste un fortissimo interesse per l’Italia. Ogni anno il Consolato di Milano lavora alla visita di circa 1000 VIP, incluse 20 delegazioni del Congresso degli Stati Uniti e molte delegazioni commerciali provenienti da singoli stati. Ogni anno circa 2500 studenti italiani partono dal nostro distretto per gli Stati Uniti, e moltissimi giovani studenti americani vengono per trascorrere un anno di studio nelle università di tutta Italia. Nonostante ci sia stato un certo calo dopo l’11 settembre 2001, sono lieto di poter dire che le richieste di visti per studio stanno di nuovo aumentando e che gli Stati Uniti accolgono sempre a braccia aperte studenti dall’Italia e da tutto il resto del mondo. Dal 1948, anno della sua fondazione, il programma Fulbright ha distribuito in Italia più di 10,000 borse di studio.

Parliamo anche dei vivaci scambi culturali. Le sedi della “Sons of Italy in America” promuovono la cultura italiana in quasi tutte le città degli Stati Uniti. Il Piccolo Teatro di Milano sta partendo per la più lunga trasferta americana della sua storia con L’Arlecchino; stiamo lavorando affinchè uno dei maggiori artisti viventi, Ed Ruscha, ci rappresenti alla Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno. La prossima estate aiuteremo anche la Scuola Civica di Jazz di Milano ad organizzare un convegno dedicato al grande Charlie Parker che terminerà con un concerto al Festival Jazz di Iseo. Porteremo la danza moderna americana al Festival di Cecina in agosto. E anche senza l’aiuto del governo americano c’è comunque moltissima cultura americana in Italia, un segno di quanto questo paese sia interessato alla nostra cultura.

E mi sento di dire che l’esistenza stessa di questa associazione sia un ulteriore dimostrazione dei nostri comuni valori culturali.

Naturalmente il nostro rapporto deve affrontare delle sfide. Alcune si risolvono rapidamente tramite la collaborazione, come ad esempio spiegare le esatte circostanze del caso Sgrena. Altre sono sfide più a lungo termine. Ad esempio, è giusto rilevare come gli Stati Uniti siano profondamente cambiati negli ultimi 50 anni e che questo potrebbe richiedere certe spiegazioni da parte nostra. Il gruppo etnico maggiormente in crescita negli Stati Uniti è formato da coloro che si definiscono “multi-racial”, multi-razziale; anche in questo caso, la nostra celebrazione della diversità può essere d’aiuto all’Italia, che sta anche diventando un paese multi-razziale. L’orgoglio con cui noi partecipiamo alla vita civile del nostro paese è un tratto poco conosciuto all’estero, ma anche questo può dare suggerimenti all’Italia su come mantenere una buona coesione civile, ancora più importante quando i giovani si spostano lontano da casa per cercare migliori opportunità economiche. Dall’altra parte è anche vero che i punti di forza della società italiana possono aiutarci a rafforzare la nostra società: ad esempio, abbiamo molto da imparare sul valore di più forti legami familiari come pilastro della società.

Io sono certo che i valori che reggono i nostri rapporti – democrazia, libertà, pace, progresso, prosperità, importanza dell’individuo nella comunità – insieme alla comune eredità intellettuale, ci permettono di avere una visione delle cose molto simile che manterrà speciale il nostro rapporto anche nel prossimo futuro.

Grazie per aver sopportato il mio italiano, congratulazioni all’associazione, e che la nostra amicizia possa continuare a lungo.


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